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Un anno dopo le rivolte, Tottenham cerca riscatto con lo sport

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Un anno dopo le rivolte, Tottenham cerca riscatto con lo sport

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Lontano dai riflettori olimpici, dal calcio alla boxe anche Tottenham cerca a suo modo riscatto con lo sport. In questo quartiere londinese un anno fa scoppiò la rivolta urbana che si sarebbe poi estesa ad altre città britanniche.

Molte ferite restano aperte, qualcuno teme persino che inviare un curriculum con il vero codice postale possa pregiudicare eventuali possibilità di lavoro. A Tottenham sono nati alcuni progetti educativi per cercare di aiutare i giovani.

Una volontaria di una palestra di boxe spiega: “Non c‘è una cosa specifica da fare. Le cose sono diverse. Questo è un passo avanti, una grande cosa che abbiamo fatto. Molte persone della comunità vengono, molti giovani, usano il loro tempo libero e le vacanze estive, è qualcosa di positivo e permette loro di sfogarsi un po’”.

“Negli ultimi anni a Tottenham tra i giovani, in particolare tra la popolazione maschile è mancata la speranza, l’idea che questa società possa offrire loro qualcosa per il futuro – dice il fondatore della London Boxing Academy Chris Hall -. E credo che certi progetti possano aiutare a contrastare questa percezione”.

È con progetti come questo che Tottenham – uno dei quartieri più poveri e difficili di Londra – cerca un modo per ripulire il terreno che ha originato i disordini del 2011, scoppiati in seguito all’uccisione da parte della polizia di un pregiudicato nero di 29 anni. Ma la loro eredità sembra difficile da cancellare.