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Non è affidabile l’indagine condotta da Shell sull’inquinamento di cui è responsabile nel delta del Niger.

L’accusa senza mezzi termini è lanciata da Amnesty International contro la compagnia petrolifera già condannata dal governo nigeriano ad una multa di 4 miliardi di euro.

Tra maree nere e inquinamento delle terre, il gigante del petrolio in cinquant’anni ha messo in ginocchio le popolazioni della regione, che cercano di difendersi.

“Dal 2010 ad ora non è stato fatto assolutamente nulla per rimediare la situazione” dice un abitante di Bodo, John Inedan.

“Aspettiamo che la Corte di Londra si esprima -aggiunge Patt Kpobari di Bodo – e se il verdetto non sarà come pensiamo interverremo con altri mezzi. Sempre se saremo ancora vivi.
Anche perché il governo punta a distruggerci visto che è sul libro paga della compagnia petrolifera”.

L’ultima marea nera risale al dicembre del 2011, quando quarantamila barili di greggio si sono riversati nel Golfo di Guinea.

Secondo Amnesty International il disastro ambientale è causato delle perdite degli oleodotti ormai corrosi. Shell sostiene che le fughe di siano provocate da sabotatori e dagli attacchi dei ladri alle condotte.

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