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La risoluzione Onu non conforta i profughi siriani

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La risoluzione Onu non conforta i profughi siriani

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La risoluzione delle Nazioni Unite non sembra rincuorare i profughi siriani. In Turchia si stima che ne arrivino tra i 400 e i 600 al giorno e i campi allestiti dal governo di Ankara – e gestiti con il sostegno dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati – ne ospitano ormai più di 45.000.

Alcuni di loro commentano: “Se i 133 Paesi avessero condannato il regime fascista – dice un rifugiato del campo di Kilis -, avrebbero potuto ottenere una risoluzione mentre noi venivamo attaccati dai carrarmati e dagli aerei. Si prendono gioco del popolo siriano. Non ci saranno benefici da questa risoluzione”. “Dal primo giorno abbiamo fatto affidamento solo su Dio e su noi stessi – afferma un altro -. Se Dio lo vorrà, l’Esercito Libero Siriano vincerà presto. Il cinquanta percento di Aleppo è nelle nostre mani. Non c‘è bisogno delle Nazioni Unite. Vinceremo”.

Più simbolica che foriera di progressi concreti, la risoluzione Onu condanna il crescente uso di armi pesanti da parte dell’esercito siriano. Quelle stesse armi di cui i ribelli cercano di impossessarsi per continuare la battaglia. “Queste sono tutte promesse vane – dice un rifugiato del campo di Hatay – , abbiamo bisogno di armi, abbiamo bisogno di armi abbastanza pesanti da combattere contro Assad perché non ne abbiamo abbastanza”.

La Turchia – accusata da Damasco di giocare un ruolo fondamentale nel sostenere il terrorismo all’interno del territorio siriano – accoglie i profughi siriani, e al contempo rafforza la presenza militare lungo il confine di quasi mille chilometri che corre tra i due Paesi ex alleati.