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Aleppo, la battaglia. Gli insorti chiedono altre armi ai "paesi amici"

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Aleppo, la battaglia. Gli insorti chiedono altre armi ai "paesi amici"

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Il governo di Damasco si dice determinato a sconfiggere gli insorti ad Aleppo. Attorno alla seconda città della Siria si continua a combattere, ma secondo molti il peggio deve ancora venire.

I rivoltosi temono un massacro, e rilanciano la richiesta “ai paesi amici”, in primo luogo Stati Uniti e Qatar, di inviare nuove e più efficaci armamenti da impiegare contro il regime.

In cambio di un più forte sostegno militare, i ribelli promettono la formazione di un governo di transizione, con il compito di guidare il paese fino alla caduta del presidente Assad.

In questo scenario a migliaia i siriani cercano di scappare dalla violenza. Dopo le ondate di profughi che hanno raggiunto la Turchia, stavolta il flusso è previsto si muova verso il confine con la Giordania.

Qui l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha rapidamente installato una tendopoli capace di ricevere più di centomila persone, come spiega il ministro degli Esteri di Amman.

“Negli ultimi sedici mesi abbiamo ricevuto circa 142 mila siriani, come conseguenza degli avvenimenti che stanno accadendo in quel paese: tragedie, violenza, assassinii. La gente cerca un rifugio e la Giordania, storicamente, è un luogo di accoglienza”.

La recrudescenza della violenza delle ultime ore ha spinto l’inviato speciale dell’Onu Kofi Annan a fare appello alla comunita internazionale affinchè agisca per evitare ai siriani ulteriori drammi.