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Siria: esercito si sposta a Aleppo e l'Onu ritira metà degli inviati

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Siria: esercito si sposta a Aleppo e l'Onu ritira metà degli inviati

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Aleppo, la seconda città della Siria, cuore economico del paese, è diventato il centro degli scontri, ormai sempre più violenti, tra l’esercito fedele al presidente Bashar al Assad e i ribelli che vogliono destituirlo. Una colonna militare con migliaia di truppe avanza sulla città.
Controllarla è cruciale per la sopravvivenza del regime.
Residenti raccontano di missili lanciati da elicotteri e colpi di mortaio.

Forti gli scontri anche nelle zone circostanti Aleppo. Sono migliaia i residenti di queste zone che cercano aiuto nei paesi confinanti.
A Damasco, la capitale, le forze governative hanno respinto con forza i ribelli nei giorni scorsi.

Così mentre la violenza sale, l’Onu decide una parziale ritirata, ammettendo la sconfitta della missione degli osservatori nel far rispettare un cessate il fuoco.

“Circa la metà degli osservatori militari è stata per il momento rimandata nei propri paesi”, ha spiegato il Segretario Generale delle operazioni di Peacekeeping, Herve Ladsous. “La missione -prosegue – opera su base ridotta, sia come numero che come posizioni nelle province, e per questo fa quello che può”.

La Turchia, un tempo vicinon alleato della Siria, ha chiuso le frontiere meridionali. Concesso solo il passaggio di rifugiati. Analisti considerano la misura una vera e propria sanzione economica che colpirà il regime. Secondo osservatori britannici proprio in Turchia e in Giordania si sta preparando un primo intervento militare internazionale.