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Disastro di Fukushima: 16 mesi di polemiche

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Disastro di Fukushima: 16 mesi di polemiche

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Hanno peccato di presunzione: abbagliati dal mito della sicurezza nucleare, il governo giapponese e Tepco, il gestore della centrale di Fukushima, non hanno valutato correttamente la realtà del pericolo. Fino al disastro dell’11 marzo 2011.

È un rapporto presentato da una commissione d’inchiesta designata dal governo a puntare il dito contro l’esecutivo, ma soprattutto contro la società che gestisce l’impianto.

“Quando si verifica un disastro” – ha dichiarato Toshio Tanako, membro della commissione d’inchiesta – “è necessario prendere decisioni in condizioni dure, estreme… Se qualcuno non è preparato a questo, non credo che abbia le caratteristiche necessarie a operare nelle centrali nucleari. Se la vediamo così, sono costretto a chiedermi se chi ha giocato un ruolo era veramente preparato all’incidente”.

Il rapporto di 450 pagine si basa su interviste con 772 persone coinvolte prima o durante il disastro e non si limita certo a mettere nero su bianco un pericolo sottovalutato. Il gruppo di esperti chiama in causa la gestione dell’incidente, l’insufficiente formazione del personale e la struttura del management poco adeguata.

Ma il documento mette sotto accusa anche l’intervento diretto del primo ministro Naoto Kan, che era in carica al momento del disastro: “questo ha potuto creare confusione, impedire di prendere decisioni importanti e far nascere giudizi erronei”, si legge. Inoltre il rapporto accusa Tepco di aver rallentato il lavoro degli investigatori.

Critiche che non arrivano da sole: il governo ha appena aperto un’inchiesta su alcune rivelazioni della stampa: un’impresa avrebbe obbligato i suoi dipendenti a fare in modo che gli strumenti rilevassero livelli di radiazione più bassi, permettendo così che il lavoro degli operai all’interno della centrale di Fukushima continuasse.

Il rapporto dell’inchiesta esige misure di sicurezza più severe. Ma è ipotizzabile che il Giappone possa privarsi del nucleare?

Prima del disastro, si riteneva che il suo apporto al fabbisogno energetico nazionale passasse dal 27 al 40% tra il 2010 e il 2017.

Dopo Fukushima, tutti gli impianti sono stati spenti, ma di recente due reattori sono stati riaccesi.

La politica nucleare fu decisa dopo la crisi petrolifera del 1973 per garantire la diversificazione e l’autonomia energetica del paese. Ma piace sempre meno: secondo gli ultimi sondaggi, l’80% della popolazione è contrario a essa.