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Portogallo: la strada in salita del risanamento

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Portogallo: la strada in salita del risanamento

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Il risanamento del Portogallo va avanti. A certificare i progressi compiuti da Lisbona è stato il Fondo Monetario internazionale. Il consolidamento fiscale e le riforme economiche erano la condizione necessaria per ricevere 78 miliardi di euro di aiuti. Soldi accordati nel maggio 2011. Un anno dopo, lo scorso maggio, una missione della Troika ha giudicato positivamente la strada intrapresa da Lisbona e ha sbloccato la quinta tranche pari a 4 miliardi di euro che permetterà al Portogallo di autofinanziarsi al di fuori dei mercati.

Al momento, infatti, i tassi delle obbligazioni portoghesi a dieci anni restano altissimi nonostante siano passati dal 17,4% di gennaio al 10,6% odierno. Proprio oggi intanto il Portogallo è riuscito a collocare sul mercato titoli a breve termine al tasso più basso dal 2010. Un tasso inferiore rispetto, ad esempio, a quelli della Spagna.

Ma il debito pubblico continuerà a salire attestandosi quest’anno al 114,4% del Pil e nel 2013 al 118,6% prima di invertire la rotta nel 2014. Sulla ripresa portoghese pesa la difficile situazione economica dell’Eurozona e soprattutto della Spagna, principale partner commerciale di Lisbona. Le entrate fiscali diminuiscono e quest’anno la recessione dovrebbe toccare il 3% del PIL, mentre la disoccupazione crescerà del 15,4% nel 2012 e del 15,8% il prossimo anno.

Secondo l’FMI il rischio è che la disoccupazione ciclica, legata alla congiuntura, diventi strutturale e che vada a pesare sul bilancio dello stato sociale, mettendo in pericolo gli obiettivi per la riduzione del deficit. Quello del 2011 (-5,9% del PIL) è stato raggiunto. Per quest’anno è fissato al 4,5% ma nel primo trimestre era già al 7,9% del PIL. Cifre che rendono più complicato il raggiungimento del 3% previsto per il prossimo anno. Il governo di Pedro Passos Coelho ha ribadito che farà di tutto per rispettare questi obiettivi. Ma intanto ha dovuto fare i conti anche con la sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato inammissibile la soppressione di tredicesima e quattrodicesima dei dipendenti pubblici. Il provvedimento, escogitato dall’esecutivo per fare cassa, rimarrà in vigore solo quest’anno.