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Colonne di fumo si levano dalla periferia di Damasco, segno che gli scontri interessano ora anche la capitale siriana.

Intanto la Croce Rossa internazionale dichiara che il conflitto è ormai classificabile come “guerra civile”, mentre fino a poco fa solo Idlib, Homs e Hama erano considerate zone di guerra.

Rimangono distanti le versioni del governo e degli oppositori sul massacro di Treimseh. Residenti hanno riferito agli osservatori dell’Onu che i soldati hanno bersagliato la città prima di occuparla, poi hanno controllato l’identità degli abitanti e giustiziato i presunti insorti. Il regime afferma invece che le vittime erano terroristi che stavano attaccando le forze governative.

Un uomo racconta: “Hanno ucciso i miei tre fratelli. Uno di loro era un disertore e due erano civili. Li hanno giustiziati, uccisi, bruciati e hanno portato via con sé i loro corpi.”

Il governo parla di 39 morti, mentre secondo l’opposizione le vittime sono oltre 150. Per gli osservatori dell’Onu, l’attacco ‘‘sembra aver preso di mira gruppi e abitazioni specifiche, in maggioranza di disertori e di militanti’‘.

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