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Damasco: a Tremseh combattimenti e non un massacro

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Damasco: a Tremseh combattimenti e non un massacro

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Il governo siriano smentisce di aver massacrato civili inermi a Tremseh, il 12 luglio. La televisione di stato ha mostrato le armi che sarebbero state sequestrate agli insorti nella località vicino a Hama, mentre il ministero degli esteri di Damasco afferma che il bilancio totale delle vittime è di 37 combattenti ribelli e 2 civili morti e non di oltre 200 civili assassinati come denunciato dall’opposizione:

“A Tremseh si svolti combattimenti fra le forze dell’ordine e forze armate non governative – ha detto il portavoce del ministero Juhad Makdissi – Sappiamo che quello che sta accadendo è in relazione al dibattito in corso al Consiglio di sicurezza: vogliono un pretesto supplementare per fermare i saggi sforzi della Russia in seno al Consiglio”.

Una delegazione di osservatori ONU ha raggiunto Tremseh per rendersi conto di quanto è avvenuto. La portavoce della missione, Susan Ghosheh, ha fatto un resoconto alla stampa:

“Gli obiettivi degli attacchi sembrano essere stati specifiche abitazioni appartenenti ad attivisti o a disertori dell’esercito. La squadra dell’ONU ha constatato la presenza di pozze di sangue e di schizzi di sangue sui muri, oltre che di bossoli vuoti a terra. Negli scontri a fuoco sono stati utilizzati vari tipi di armi: pesanti, mortai d’artiglieria e armi leggere”.

Dopo i fatti di Tremseh, le potenze occidentali reiterano le loro accuse contro il regime di Assad, mentre la Russia ripete che il piano di pace di Kofi Annan è l’unica strada percorribile per risolvere la crisi in Siria. Martedì, a Mosca, il capo del Cremlino Vladimir Putin incontrerà l’inviato speciale dell’ONU e della Lega Araba. L’Iran si dice pronto a facilitare il dialogo fra Damasco e l’opposizione.