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Mick Jagger, il cattivo ragazzo che fa ancora la linguaccia

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Mick Jagger, il cattivo ragazzo che fa ancora la linguaccia

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Nel 1963, un anno dopo la loro prima esibizione, Mick Jagger dava solo due anni di vita ai Rolling Stones.

“A quel tempo davvero non ci saremmo mai aspettati di essere una rock band che sarebbe andata avanti per più di quattro o cinque anni”, racconta la star, “Era veramente difficile immaginare un gruppo che facesse una vera carriera. Non c’erano dei precedenti”.

E invece la band comincia la sua cavalcata trionfale degli anni Sessanta, con nuovi suoni duri e potenti, tra sesso e droghe pesanti.

“I can’t get no satisfaction”: il grido ribelle di insoddisfazione di Mick Jagger è catarsi per migliaia di fan in delirio e diventa uno dei simboli della rivoluzione del costume in atto.

“Io farò di voi il contrario di quei graziosi, puliti e ordinati Beatles. E se la maggior parte dei genitori vi odierà, molti più ragazzi vi ameranno”, aveva promesso Andrew Loog Oldham, il manager del gruppo, quello che nel ’63 fece loro aggiungere la “g” finale a Rollin’. Missione compiuta.

Non solo un logo. La linguaccia di Mik Jagger, che spunta fra due labbra carnose che hanno incantato migliaia di fan e Veneri pronte ad entrare nell’harem della star, è lo sberleffo all’establishment, la sfida ai padri, l’immagine del rock.

E resiste al tempo che passa. Come Jagger, che ribadisce: “Non voglio essere una sorta di istituzione ormai bruciata dal tempo. Mi dispiace, ma mi sento ancora molto vivo”.

Di certo i fan non hanno smesso di avere fame di Rolling Stones.