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Spagna: le promesse non mantenute del premier Rajoy

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Spagna: le promesse non mantenute del premier Rajoy

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Quasi sette mesi dopo il suo insediamento il premier spagnolo Mariano Rajoy ha dovuto arrendersi all’evidenza.

La crisi non ha cessato di aggravarsi, il Paese è in recessione, i conti pesantemente in rosso.

Lunedì la Spagna ha ottenuto dall’Ecofin un anno in più per la riduzione del deficit sotto il 3%, rimandata al 2014 a causa “delle condizioni economiche sfavorevoli”.

Tenendo conto che nel 2011 il deficit si attestava all’8,9% del PIL, i nuovi obiettivi di riduzione dello stesso sono stati ridefiniti dal 5,3% al 6,3% per quest’anno, dal 3% al 4,5% per il 2013 e al 2,8% per il 2014.

In cambio la Spagna, tra tagli e nuove ricette economiche, dovrà risparmiare nei prossimi due anni e mezzo 65 miliardi di euro.

Per Mariano Rajoy questo significa rivedere molte delle sue promesse elettorali.

Assicurandogli una vittoria a mani basse alle elezioni dello scorso novembre, gli Spagnoli gli hanno consegnato un enorme potere nella speranza di essere traghettati fuori dalla crisi.

Certo le sue misure di austerità non vanno a toccare le pensioni, come Rajoy aveva promesso nel suo discorso di insediamento.

“Il governo adeguerà il potere d’acquisto delle pensioni a partire dal 1 gennaio 2012”, aveva dichiarato.

Ma su molti altri punti è stato costretto a smentirsi. A partire dall’Iva, che il suo governo ha annunciato di voler innalzare dal 18% al 21%, e dall’8% al 10% nell’aliquota più bassa.

Naturalmente i socialisti non hanno perso l’occasione per ricordare al primo ministro la sua campagna contro l’aumento dell’Iva da parte del suo predecessore Zapatero.

“L’innalzamento dell’IVA è il furto che il cattivo governo fa ai suoi compatrioti, in un momento in cui sono già pesantemente colpiti dalla crisi”, diceva Rajoy nel maggio 2010.

Il premier spagnolo ha annunciato i più pesanti tagli al bilancio nella storia della democrazia spagnola.

Oggi Rajoy chiede alla Spagna, da qui al 2014, sacrifici per 65 miliardi di euro.

La richiesta di sacrifici per 15 miliardi di euro in due anni costò la legislatura al suo predecessore.