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Il dolore senza fine di Srebrenica

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Il dolore senza fine di Srebrenica

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I resti dei martiri di Srebrenica hanno attraversato Sarajevo.

I loro corpi, trasportati all’interno di camion diretti al cimitero del Memoriale di Potočari, alla periferia di Srebrenica, hanno ricevuto l’omaggio di centinaia di persone, che ne hanno atteso in strada il passaggio.

Diciassette anni dopo il più atroce massacro in Europa dalla Seconda guerra mondiale, sono state identificate, con il test del DNA, altre 520 persone, degli 8000 musulmani trucidati dalle truppe paramilitari serbo-bosniache di Ratko Mladić.

Le loro bare sono state esposte all’interno del Memoriale prima di essere sepolte.

“Seppellirò mio figlio, aveva 26 anni”, racconta un sopravvissuto, “Siamo scappati nei boschi quando Srebrenica è caduta e una volta a Snagovo, (i Serbi) hanno cominciato a spare contro di noi. Hanno ucciso otto persone, tra cui mio figlio. Di lui mi rimangono due ossa. Ho seppellito già molti parenti. Mia moglie è morta per il dolore”.

Durante i funerali i nomi delle 520 vittime, tra cui 48 adolescenti, sono stati letti ad alta voce.

Ma mancano all’appello ancora oltre un migliaio di dispersi. Le famiglie attendono che la scoperta di una nuova fossa comune restituisca ciò che resta dei loro cari.

E attendono di avere giustizia.

Una donna dichiara di volere che il generale Mladić, braccio esecutivo del massacro, fosse sottoposto a processo in Bosnia Erzegovina, dove ha compiuto le stragi.

Un’altra donna gli augura di non rivedere più i suoi figli. Esattamente come suo figlio, che non ha mai visto il padre. Di lui hanno trovato solo quattro ossa.

Mladic è stato arrestato l’anno scorso dopo 16 anni di latitanza con l’accusa di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità. Il suo processo, presso il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, è ripreso all’Aja lunedì.

Non ha avuto alcuna reazione davanti alla deposizione del primo testimone, Elvedin Pasic, che aveva 14 anni, quando nel 1992 i serbi fecero irruzione nel suo villaggio.

Di recente il neo presidente serbo Tomislav Nikolic ha dichiarato che la strage di Srebrenica ‘‘non è stato un genocidio’‘, anche se ha implicato ‘‘gravi crimini di guerra’‘.

“Mladic è un eroe”, “I Serbi oggi hanno bisogno di un altro come lui”: sono i commenti di alcuni residenti di Pale, a 14 chilometri da Sarajevo.

Il negazionismo serbo è uno degli ostacoli per l’ingresso del Paese nell’Unione Europea.

Tra coloro che hanno assistito alla cerimonia per i 17esimo anniversario del massacro di Srebrenica, c’era anche un uomo sopravvissuto a un altro orrore consumatosi in Europa: l’Olocausto.

“Il silenzio non è la risposta”, ha detto il rabbino capo della sinagoga Park East di New York, Arthur Schneier, “Non si deve chiudere gli occhi ma ascoltare il grido degli oppressi”.