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Furto neonati in Argentina: la gioia dei parenti dopo la condanna

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Furto neonati in Argentina: la gioia dei parenti dopo la condanna

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Condannati per il furto dei figli di ‘‘desaparecidos’‘ Rafael Videla e Reynaldo Bignone, il primo e l’ultimo dei capi della dittatura militare che dominò l’Argentina tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Il tribunale di Buenos aires ha inflitto 50 anni a Videla, 15 a Bignone, pene minori ad altre nove persone per aver orchestrato un veroe proprio piano di rapimenti sistematici.

Alla lettura della sentenza, esplode la gioia dei familiari, che sui cartelli chiedono la restituzione dei bambini rapiti e spesso affidati a persone vicine al regime.

“Questa è la giustizia, è arrivata adesso”, spiega Estela de Carlotto, una delle nonne di plaza de Mayo, in prima linea in questa battaglia, “Tutto è cominciato nel 1996. All’epoca non sapevamo se saremmo mai arrivati a un momento come questo. Per la società, è una guarigione”.

Cinquecento i bambini nati nelle carceri clandestine e portati via alle madri dissidenti. Solo poco più di cento hanno poi conosciuto la loro vera identità e la storia della loro famiglia, ancora meno quelli che hanno potuto riabbracciare i parenti.