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Francia-Algeria: 50 anni di una guerra che continua a dividere

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Francia-Algeria: 50 anni di una guerra che continua a dividere

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5 luglio 1962. Più di 130 anni dopo l’arrivo dei francesi, l’Algeria ritrova l’indipendenza. L’Esercito di Liberazione Nazionale viene celebrato dalla folla. All’ombra dei festeggiamenti matura però uno strappo, che in molti francesi d’Algeria, mezzo secolo di storia non ha ancora sanato.

Specchio del tabù è la denominazione di “eventi di Algeria”, con cui il lessico dell’epoca presenta una guerra che andata avanti più di 7 anni. L’imponente spiegamento di mezzi da parte francese è proporzionale alla posta in palio: il simbolo di una sfiorita “grandeur” coloniale, a cui Parigi si aggrappa con le unghie e coi denti.

“E’ stata una delle guerre di decolonizzazione più violente – dice lo storico Benjamin Stora -. E’ andata avanti per otto anni, da parte algerina ha fatto centinaia di migliaia di morti; ha portato all’esodo di un milione di persone e al massacro degli algerini che avevano servito la Francia”.

Nel 1958 la situazione è a un passo dal baratro. Alla paralisi dell’esecutivo e alla minaccia di un putsch, il presidente De Gaulle risponde a giugno assumendo i “poteri speciali”, per risolvere la crisi algerina.

Mentre all’inizio del 1960, per una settimana, i partigiani dell’Algeria francese passano alle barricate, nella Francia continentale il vento comincia invece a cambiare. In sempre più considerano i costi economici e morali della guerra ormai insostenibili, ma quando De Gaulle evoca lo scenario dell’indipendenza, a levare gli scudi sono i “Pieds noirs”, i francesi d’Algeria.

“Per la maggior parte si trattava di persone di condizione modesta – spiega ancora Stora -: piccoli funzionari, artigiani o commercianti. Persone che, rifiutate dalla storia, arrivano in Francia nel sessantadue e ancora oggi vivono nel dolore e nel ricordo. E sono davvero in moltissimi. Una situazione senza pari nella storia”.

Biblico l’esodo di cui parlano archivi e testimonianze: quasi un milione le persone che alla proclamazione dell’indipendenza abbandonano l’ex colonia, per trasferirsi in Francia: per la maggior parte di loro, nati e vissuti in Algeria, un paese a tutti gli effetti “straniero”.

“Un po’ per l’amnistia e un po’ per l’amnesia – conclude Stora -, pensavamo che negli anni avremmo dimenticato. Che il tempo avrebbe cancellato tutto. Beh, non è andata affatto così: 50 anni dopo i ricordi dell’Algeria e della guerra non sono mai stati così vividi”.

Cinquant’anni, in cui ad avere la meglio sul tabù è stata col tempo la necessità di fare i conti col passato. Ma che ancora non sono bastati per fare di una memoria comune, una memoria condivisa.