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Da oggi i Paesi dell’Unione Europea non importeranno più il petrolio iraniano, per protesta contro l’atteggiamento di Teheran sulla questione nucleare. Sono sanzioni decise in gennaio, anticipate da alcuni Paesi e accompagnate da una serie di restrizioni finanziarie.

L’Iran sottolinea che il suo export verso l’Europa è solo un quinto del totale, e che può facilmente trovare altri clienti.
Ed è vero, ma ci sono almeno tre problemi: il primo riguarda il trasporto, perché i vettori europei non possono più trasportare il greggio iraniano. Poco grave, dicono a Teheran, molti sono immatricolati fuori dall’UE. Ma hanno altre attività in Europa, e questo potrebbe spingerli ad obbedire all’embargo. Poi c‘è l’assicurazione: il 90% dei trasporti petroliferi mondiali è coperto da assicurazioni europee, che ora rifiutano. E poi c‘è un problema di valuta, perché c‘è anche un embargo finanziario: l’Iran non può più farsi pagare in dollari né in euro; questo pesa anche sull’import-export in generale, e quindi sui consumi interni. È un embargo, quindi, destinato a pesare anche direttamente sulla popolazione.

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