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Iranian Arts Now a Parigi, storia ed espressività

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Iranian Arts Now a Parigi, storia ed espressività

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L’arte contemporanea iraniana in tutte le sue forme espressive è in mostra a Parigi fino al 30 giugno.

Tra i 4 fotografi che hanno esposto i loro lavori c‘è Arash Fayez, lui si definisce un artista concettuale di cui la fotografia è solo una parte del processo cereativo. I suoi lavori mostrano il confine tra realtà e finzione, ricordi e identità. Attraverso le sue foto ha cercato di immortalare e “santificare” i luoghi delle proteste del 2009 contro il regime.

Arash Fayez, fotografo: “Queste foto rappresentano la trasformazione improvvisa di luoghi urbani in monumenti urbani. Potete passare negli anni accanto a questi luoghi senza sentire nulla, bastano degli eventi per sconvolgere la memoria collettiva e la rappresentazione di questo sito urbano”.

La selezione delle fotografie di tutti gli espositori non segue criteri o temi ideologici, spiegano gli organizzatori della mostra. Non è casuale la scelta del titolo della sezione: “Ibidem” termine latino che significa “nello stesso luogo”

Barbad Golshiri, commissario della mostra: “È una questione di strati, talvolta con un tocco di incredulità, talvolta con approssimazione, col girarci intorno per rovinare ciò a cui fa riferimento.”

Artista concettuale, Azadeh Akhlaghi, realizza fotografie, video artistici e cortometraggi. I lavori presentati all’esposizione sono tratti da una serie che ricostruisce la storia dalla condanna a morte degli intellettuali durante la rivoluzione costituzionale del 1908 a quella eroica di uno dei comandanti dell’esercito iraniano durante la guerra Iran-Irak.

Barbad Golshiri: “Ci sono dettagli fragili che richiedono tempo per essere colti, è come guardare un’opera di Vander Weyden, per esempio, bisogna concentrarsi, leggere la storia dentro, cogliere i diversi strati sotto la superficie”.

L’instabilità dell’amore e del desiderio e la precarietà dell’unione sono il tema della performance di Amir Baradaran che mette in scena un matrimonio a tempo. Le visitatrici della mostra sono invitate a partecipare alla piece avvicinandosi a questa diversa concezione di unione temporanea.

Amir Baradaran, artista: “Attraverso questo proceso viene riconosciuto l’aspetto transazionale insito in ogni rapporto: per me, qualsiasi relazione è uno scambio e a volte, nelle versioni più moderniste del matrimonio questo aspetto si perde, con questo progetto volevo riportare l’attenzione su ciò”.

Due sezioni importanti della mostra riguardano i cortometraggi. La prima si intitola “Part of me” , si tratta di corti muti che si concentrano sulla rappresentazione del dolore e della poesia attraverso il corpo. La seconda parte è intitolata “Mise en Abyme”, un programma consacrato all’aporia rispetto alle recenti insurrezioni sociali, politiche e ideologiche, con una riflessione sul mondo e sull’Iran.

Sandra Skurvida, curatrice della sezione della mostra: “Questo ci fa pensare, mi fa pensare all’identità nazionale e a che cosa significhi oggi. Per me si tratta delle nostre posizioni politiche definite, questa è esattamente la soggettività che questo programma intende esplorare, un modo per farlo è attraverso il linguaggio, un altro attraverso il corpo”