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Groenlandia, il mistero dell'acqua che scorre sotto i ghiacciai

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Groenlandia, il mistero dell'acqua che scorre sotto i ghiacciai

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Il surriscaldamento climatico è spesso indicato come la causa principale dello scioglimento dei ghiacciai.

Per alcuni ricercatori, però, potrebbe esserci anche un’altra, inattesa, spiegazione.

Bo Vinther, Ricercatore Center for Ice and Climate di Copenaghen afferma:“È un dato di fatto. I ghiacciai della Groenlandia si stanno ritirando!”. Mentre Dorthe Dahl-Jensen, coordinatrice del progetto Water und erthe Ice aggiunge:“I blocchi di ghiaccio stanno aumentando di velocità. Questo comporta un aumento degli iceberg nell’oceano”.
Lars Berg Larsen, ricercatore NEEM Field Operations Office dell’Università di Copenaghen annuncia:“Gli indizi sono nascosti nel ghiaccio”.

L’estate è il momento ideale per i ricercatori presenti in Groenlandia.

Bo Vinther, un ricercatore di stanza in Groenlandia, ci conduce fino a Russell Glacier, una massa impressionante di ghiaccio che si sta lentamente sciogliendo a causa dell’aumento delle temperature.

Bo, e con lui altri scienziati ritiene però che ci sia anche un’altra spiegazione al fenomeno: “Ci troviamo esattamente al limite estremo. Qui è dove finisce il confine della distesa di ghiaccio della Groenlandia che si estende fin qui per circa mille km. Là dove c‘è presenza di acqua al di sotto della coperta di ghiaccio, questo si muove più velocemente. È importante analizzare quest’acqua e il processo fisico che si realizza in modo da poterlo classificare e usare per le analisi future”.

Alcuni scienziati appartenenti a un progetto europeo sono intenzionati a scoprire quale sia l’impatto reale del flusso d’acqua che scorre invisibile al di sotto dei blocchi di ghiaccio.

La base è un campo al centro della Groenlandia, tutt’intorno un’immensa distesa bianca. Costruito nel 2007 per permettere la perforazione delle lastre di ghiaccio, il campo è una struttura unica al mondo.

Attraverso la perforazione gli scienziati cercano di portare in superficie i segreti di ciò che si trova a oltre 2,5 km sotto la superficie ghiacciata.

Racconta Lars Berg Larsen: “Avevamo bisogno di un posto di cui conoscessimo almeno la quantità di neve che cade ogni anno. Non volevamo una zona troppo innevata, perché lì il ghiaccio non è abbastanza vecchio. Ma non andava bene neanche una zona con poca neve perché poi la qualità degli strati sarebbe stata troppo bassa. Quindi partendo da questi criteri, per il campo, abbiamo scelto questa posizione”.

Dal campo i ricercatori operano perforazioni del manto di ghiaccio alla ricerca degli strati più profondi.

L’energia geotermica, infatti, potrebbe essere la causa dello scoglimento e della creazione di flussi d’acqua corrente.

Recuperare parti di ghiaccio più remote, permette di capire cosa accade in profondità.

Steffen Bo Hansen, Ingegnere del Center for Ice and Climate dell’Università di Copenaghen afferma: “Siamo arrivati a produrre all’incirca una media di 20 metri di ghiaccio al giorno. Questa quantità rappresenta abbastanza bene le nostre possibilità, il ghiaccio va tagliato e ci sono varie misurazioni di cui dobbiamo tenere conto”. Mentre Trevor James Popp, Center for Ice and Climate, Università di Copenaghen aggiunge:”…Sta accadendo adesso da qualche parte…mentre parliamo c‘è qualcuno che sta compiendo una perforazione, qualcosa sta cambiando. E in meglio. Non siamo certi di cosa possiamo trovare. A volte ci sono falsi allarmi, che corrispondo alla presenza di fango, o ghiaccio, sporco o anche sabbia. Cose così”.

La tecnica utilizzata per la classificazione dei blocchi di ghiaccio è la “luminescenza”. I campioni necessitano, però, di essere estratti al buio.

Racconta Christine Thiel, Geografa del Nordic Center for Luminescence Research:“Sono contenta che questo processo sia andato a buon fine. Come si può vedere abbiamo moltissimo materiale su cui lavorare compiendo sia analisi del Dna che di datazione attraverso la luminescenza. È sempre una buona cosa poter lavorare con gli stessi campioni di materia, e avere entrambi i risultati. Questa è la prima volta in cui ha funzionato. In genere per la datazione è meglio lavorare con materiale privo di granuli, ma questa volta abbiamo ottenuto risultati anche con questi. È una buona cosa per fare dei paragoni”.

Ogni campione viene sottoposto anche all’analisi per l’estrazione del DNA. Questa serve a cercare di ricostruire la vita biololgica che si pensa dovesse esserci in Groenlandia prima di essere ricoperta dai ghiacci.

Astrid Schmidt, biologa al Center for Ice and Climate dell’Università di Copenaghen spiega: “Grazie agli strumenti genetici è possibile avere accesso all’archivio ambientale del passato. La preservazione del Dna degli organismi del passato non è un dato di fatto, ma se dovesse essere così, sarebbe davvero utile per descrivere l’ambiente e gli organismi che lo abitavano”.

Ma i ricercatori fanno ricorso anche ad altri strumenti, come i radar perforanti grazie ai quali è possibile mappare le diverse lastre di ghiaccio.

I radar hanno confermato l’esistenza di acqua a diversi livelli dello strato roccioso.

Nanna B.Karlsson del Center for Ice and Climate dell’Università di Copenaghen ci spiega: “L’acqua è come uno specchio. Rinvia praticamente lo stesso segnale inviato dal radar. Se invece nel sottosuolo sono presenti altri tipi di sedimenti, questi assorbono quasi completamente il segnale di ritorno. Se ad esempio questa parte dello strato roccioso si stesse sciogliendo, allora questi strati di ghiaccio verrebbero trascinati verso il basso. Come vediamo qui c‘è un salto tra le lastre di ghiaccio. Questo significa che molto probabilmente le altre aree dello strato roccioso sono asciutte. Questo radar geografico è un valido strumento per capire come è composta una lastra di ghiaccio”.

Secondo gli scienziati, l’acqua può lubrificare il manto di ghiaccio e accelerare il processo di scioglimento della superficie ghiacciata.

Ma l’acqua può celare anche altri segreti. Ecco perché campioni di ghiaccio vengono impacchettati e spediti in Europa.

All’Università di Copenaghen i ricercatori lavorano per scoprire se il flusso di acqua presente al di sotto delle lastre di ghiaccio della Groenlandia siano sufficienti da formare laghi sommersi…

Dorthe Dahl Jensen spiega :“In realtà credo che abbiamo appena scoperto un lago sotto la superficie di ghiaccio della Groenlandia. I laghi sono molto più rari che in Antartide. E questo di per sé è davvero interessante. Dietro alla scarsità di laghi in Groenlandia credo ci siano due ragioni. La prima è la presenza di un bacino centrale dove troviamo acqua, che però fluttua tra sedimenti, il che c’impedisce di vedere sul fondo il lago. La seconda ragione è che il ghiaccio della Groenlandia è più sottile di quello dell’Antartide. Quindi è più dinamico, ci sono maggiori nevicate e pendenze più rigide. In questo modo la pressione sul fondo è maggiore ed è più difficile che vengano a crearsi dei laghi”.

Per i ricercatori i laghi sono importanti anche per le forme di vita che ospitano.

Dorthe Dahl-Jensen: “Quando si ha un lago sotto il ghiaccio, vuol dire che ci sono delle riserve di acqua formatesi da tantissimo tempo. Nel caso della Groenlandia si tratta di milioni di anni. È sempre molto affascinante vedere se ad esempio nel fondo è rimasta una qualche forma di vita. Se ad esempio i batteri si sono formati a prescindere dal resto del sistema climatico. Laggiù si possono trovare forme di vita che non troveremmo da nessuna altra parte. Certamente questa componente misteriosa è tra le ragioni che hanno spinto la ricerca di acqua sotto gli strati di ghiaccio. E nel caso in cui si trovano dei laghi allora avviamo dei progetti di esplorazione”.

Per i ricercatori i misteri della Groenlandia sono lontani dall’essere rivelati.