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Venti di guerra tra Turchia e Siria

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Venti di guerra tra Turchia e Siria

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Turchia-Siria separate da900 km di frontiera a alta tensione dallo scorso venerdì, quando un jet turco è stato abbattuto dalla contraerei siriana. Ankara , per bocca del suo premier, non ha intenzione di attaccare, ma risponderà a eventuali provocazioni.

Le relazioni tra i due Paesi si complicano, la Turchia, membro storico della Nato ha chiesto la convocazione del Consiglio Nord Atlantico.

Il premier turco Erdogan, in parlamento, ha parlato di abbattimento deliberato dell’aereo militare mentre sorvolava lo spazio aereo internazionale.

Versione diversa quella data dalla televisione siriana, portavoce del regime, secondo cui il jet sorvolava il proprio spazio aereo. Da qui la reazione legittima, secondo la televisione di Stato, della contraerea.

L’Alleanza ha dato il proprio sostegno politico alla Turchia esprimendo indignazione e condanna per l’episodio:

Il segretario generale della Nato Rasmussen:

“È inaccettabile, mi auguro che la Siria prenda i provvedimento dovuti perché un espisodio simile non si verifichi più”.

La Turchia ha chiesto le consultazioni Nato in base all’articolo 4 del Trattato di Washington, secondo cui ciascuno degli alleati può richiederle quando ritenga che la sua integrità territoriale sia minacciata.

L’articolo 4 impone consultazioni, ma non implica l’obbligo, previsto dall’articolo 5, di considerare un attacco armato ad un suo stato membro come un attacco diretto contro tutta l’alleanza, imponendole di reagire.

Ci colleghiamo con i nostri studi di Istanbul per discutere della crisi tra Turchia e Siria in seguito al jet abbattuto da Damasco. Osman Cicekli è un pilota in pensione, ex tenente colonnello. È sopravvissuto a un attacco della Grecia sul suo F16 nel 1996.

Gizem Adal, euronews:

- Il premier Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che gli impegni militari sono cambiati. Cosa significa? Cosa è cambiato? Pensa che la Turchia sia più vicina alla guerra in questo momento?

Osman Cicekli:

“Siccome è una decisione delle autorità politiche, penso che siamo più vicini alla guerra. Ovviamente spero che non avvenga, ma è così. Gli impegni durante i periodi di pace e di guerra sono differenti. Specialmente dopo una tale dichiarazione da parte della Turchia. In circostanze normali, quindi durante periodi di pace, metti in guardia un velivolo perché non si avvicini troppo al tuo spazio aereo.

Ovviamente dipende se l’aereo è armato o no. Se lo è, la reazione può essere diversa. Ma questo non vuol dire che si possa abbattere il velivolo. Se un aereo si muove verso un obiettivo strategico e se è armato, dopo aver chiesto le necessarie autorizzazioni si può far fuoco sul velivolo, ma come ultima risorsa.

Considerando le attuali relazioni tra Turchia e Siria, non c’era la necessità di abbattere il velivolo. Se analizziamo la situazione attuale, il premier Tayyip Erdogan ha dichiarato chiaramente che ogni tentativo di oltrepassare le nostre frontiere verrà considerato ostile. Dopo questa presa di posizione, se la Turchia non mantenesse quanto detto, darebbe prova di debolezza e perderebbe la sua credibilità, cosa che il paese non può permettersi”.

euronews:

-Su richiesta della Turchia i membri della Nato si sono riuniti discutendo l’articolo 4, sulla minaccia territoriale. Perché non hanno discusso anche l’articolo 5, sul diritto di risposta militare? C‘è una possibilità che venga preso inconsiderazione?

Osman Cicekli:

“I membri europei della Nato non considerano la situazione siriana con gli stessi occhi della Turchia. Per quanto posso constatare non è una loro priorità.

Un episodio come questo potrebbe causare una guerra. Questo significa che Germania, Francia, Gran Bretagna e Belgio verrebbero coinvolti. Con i problemi economici che sta affrontando l’Europa, l’ipotesi di una guerra non è la migliore. Quindi i membri europei non sono propensi a discutere l’articolo 5. La Turchia dovrebbe insistere per farlo applicare.

Di certo i 27 membri della Nato dovrebbero giungere a una decisione comune per applicare l’articolo 5. In questa fase penso che non stiano valutando la situazione così grave”.

euronews:

-Cosa sappiamo del potere dell’esercito siriano, in termini di forze d’aria e di terra? In questo periodo è una domanda che si pongono in tanti.

Osman Cicekli:

“Penso che l’aviazione turca sia più potente di quella siriana sotto tutti gli aspetti. Potrebbe esserci un solo problema. Il sistema di difesa in caso di violazione di spazio aereo. I loro sistemi di difesa e specialmente i loro radar saranno attivi, presumo. Penso che i loro missili terra aria siano performanti. Quindi questo significa che potenzialmente potrebbero rispondere con i loro sistemi di difesa a ogni possibile attacco”.