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Crisi euro: la Germania come modello

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Crisi euro: la Germania come modello

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I sacrifici, quelli della sua riunificazione, sono alle spalle per la Germania.
Con le sue esportazioni record e un’eccedenza commerciale di 150 miliardi nel 2010, il Paese, quarta potenza mondiale, si erge a modello da seguire.

Ma dove sta la sua forza?

La competitività della sua economia è sostenuta dalla capacità delle proprie aziende di conquistare i mercati esteri solidificando la propria posizione.

Le sue esportazioni sono raddoppiate in dieci anni, in euro sono pari a 1000 miliardi . Anche se in vetta al podio oggi non c‘è più Berlino ma la Cina.

La forza della Germania è da ritrovarsi nella qualità dei prodotti, nei suoi marchi che oggi sono una garanzia in tutto il mondo.

Non solo ingegneria, non solo auto, la Germania è leader in Europa anche nella produzione delle energie rinnovabili, produce 3/4 di energia solare europea .

Altro punto a favore della Germania è il costo del lavoro, che non è aumentato negli ultimi dieci anni e resta il più basso delle zona euro. Flessibilità e moderazione salariale sono le parole chiave della legge Hartz, che ha dimezzato la disoccupazione negli ultimi sette anni.

Un miracolo? Non proprio, per arrivarci Berlino ha reso più difficile percepire l’indennità di disoccupazione e ha deciso di favorire i lavori part-time, esonerati da contributi e tasse.

Arriviamo così a scorgere il rovescio della medaglia del semi-miracolo: in Germania non esiste il salario minimo garantito il 20% dei lavoratori è pagato 10 euro all’ora.

In media gli stipendi sono diminuiti di oltre 4 punti percentuali negli ultimi dieci anni, generando un impoverimento generale della società .

Società che perlatro invecchia. Negli ultimi dieci anni il numero dei tedeschi è diminuito dello 0,5%, le famiglie contano uno al massino due figli. Aumentano gli ultrasessantenni che rapresenteranno il 34% della popolazione nel 2060.

Molti senior continuano a lavorare Un phénomène qui commence à pèser sur le marché de l’emploi. Beaucoup de séniors continuent d’ailleurs de travailelr en Allemagne. Malgré la réforme des retraites entrée en vigueur en début d’année, le pays se prépare à la perte de 5 millions de travailleurs au cours des 15 prochaines années,