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Egitto, Morsi presidente

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Egitto, Morsi presidente

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L’annuncio del vincitore delle presidenziali in Egitto ha messo fine all’attesa. La vittoria di Mohammed Morsi, il candidato islamista, è stata salutata dalla folla in piazza Tahrir, la piazza simbolo della rivoluzione del 2011. Morsi succede a Hosni Mubarak, rimasto al potere in Egitto per quasi 30 anni.

“Voglio costruire un nuovo Egitto, uno stato nazionale con una nuova Costituzione, consacrerò il mio tempo a questo progetto, nel rispetto della nostra identità”, ha detto il neo Presidente. Ma sarà all’altezza delle sue ambizioni?

Morsi ha ottenuto il 51,7% dei voti al ballottaggio, ma non ha un Parlamento che possa sostenerlo. La vittoria degli islamisti è stata annullata dopo il verdetto della Corte costituzionale che ha ritenuto incostituzionali le elezioni e dal Consiglio superiore delle forze armate, che ha sciolto l’assemblea.

I militari dicono di voler passare il potere al nuovo presidente quanto prima, il problema è che al momento non si conoscono i poteri del Capo di Stato perché non esiste ancora la nuova Costituzione.

Mohammed Morsi dovrà formare un nuovo governo e dialogare con il capo del Consiglio supremo delle forze armate, il maresciallo Hussein Tantaoui.

Adel Dellal, euronews:

-Collegato con noi dal Cairo il politologo Nashaat al-Daihi.Come può il nuovo presidente esercitare le sue funzioni mentre il Consiglio militare mantiene le redini del potere in Egitto?

Nashaat Al-Daihi:

“Bisognerà attendere che il presidente Mohammed Morsi assuma le sue funzioni, ma occorrerà capire da chi il nuovo capo dello stato sarà accompagnato. Ci sono molte sfide a tutti i livelli. E soprattutto, quali saranno i rapporti del Presidente eletto con l’istituzione militare che dirige il paese, e che lo fa da piu di 60 anni. Ciò significa che non cederà il potere cosi facilmente. Serve anche che il presidente Morsi mantenga buoni rapporti con questa istituzione, dato che questa non punta a una uscita di scena pacifica ma piuttosto a un mantenimento del potere. I militari credono di essere i più capaci a mantenere l’ordine nel paese, e si trovano ad avere a che fare con un neo Presidente con poca esperienza, nemmeno al corrente di tutti i dossier, a cominciare da quello della sicurezza del paese”.

euronews:

-L’Assemblea nazionale è controllata dai militari. Nel caso di nuove elezioni legislative, secondo lei i Fratelli Musulmani potrebbero ottenere la maggioranza?

Nashaat Al-Daihi:

“Questo dipenderà dalla politica messa in pratica da Morsi, nei mesi a venire. Se Morsi attuerà una politica razionale con le altre correnti politiche e i militari, oltre che con l’Egitto profondo, allora credo che i Fratelli Musulmani potranno facilmente ottenere la maggioranza. Ma se Morsi farà passi indietro ed entrerà in conflitto con le altre forze politiche, come accaduto nell’Assemblea precedente, credo che la componente islamica perderà terreno e si fermerà a un terzo dei seggi”.

euronews:

-Sul piano internazionale, e dopo la vittoria dei Fratelli Musulmani, l’Egitto continuerà a rispettare il Trattato con Israele?

Nashaat Al-Daihi:

“Credo che qualsiasi presidente eletto, sia militare che civile, debba rispettare i postulati della politica estera egiziana. Non si deve rimettere in discussione il Trattato di Camp David. Lo si può modificare con l’accordo delle due parti, ma è imprescindibile per la politica estera egiziana. Prima durante e dopo le elezioni nessuno ha detto di voler cancellare il Trattato di pace tra Egitto e Israele, raggiunto sotto l’egida degli Stati Uniti. Anzi, tutti hanno detto di voler rispettare gli impegni e i trattati internazionali del paese, dato che si tratta non di scelte personali ma di scelte compiute dallo stato egiziano”.