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Caro-prezzi e turismo in ginocchio. La Siria delle sanzioni

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Caro-prezzi e turismo in ginocchio. La Siria delle sanzioni

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Bashar Al Assad parla di un’economia florida, che dalle sanzioni trarrebbe spunto per nuove sfide.

Lontano dalle stanze presidenziali, le voci con cui sul campo si cerca di sopperire al vuoto delle statistiche schizzano però un bilancio di tutt’altra natura.

Approvvigionamenti a singhiozzo infiammano i prezzi dei generi di prima necessità. Ma la stretta ai rubinetti del’import comincia a soffocare anche altri settori.

“Le sanzioni hanno ovviamente colpito l’economia siriana – la testimonianza di un farmacista -. Molte delle nostre imprese stanno lottando per mantenere il personale e non toccare il bonus. Con queste sanzioni non è però affatto facile”.

Tra i settori che starebbero pagando il prezzo più salato della congiuntura, quello del turismo. Un’industria stroncata da instabilità e repressione, che le testimonianze descrivono come a un passo dal baratro.

“Mi vergogno davvero a fornirvi i dati – dice il gestore di un hotel a Damasco -: al momento le stanze occupate ammontano ad appena il 3-4% del totale. Abbiamo due hotel, l’altro è poco lontano, ma siamo stati costretti a chiuderlo per la crisi”.

A nulla sembra valere la radicale stretta sui prezzi praticata da molti: tagli di oltre due terzi, che nulla possono contro la scoraggiante fotografia di un paese in guerra civile, che ogni giorno arriva dal campo.