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E’ attesa nelle prossime ore la decisione dell’Ecuador di concedere asilo politico a Julian Assange.

Il fondatore di Wikileaks è rifugiato da giovedì 20 nell’ambasciata londinese del paese latinoamericano.

Fuori dall’edificio i sostenitori manifestano il loro appoggio.

“Se una richiesta di asilo compromette i rapporti con la Gran Bretagna” – ha dichiarato il presidente ecuadoregno Rafael Correa – “le relazioni tra Stati Uniti e America Latina ne risentiranno parecchio, perché tutti gli ecuadoregni corrotti, cioé i banchieri che hanno mandato in bancarotta il nostro paese, chiedono ospitalità agli Stati Uniti. Si può dire la stessa cosa dei giornalisti che scrivono notizie diffamatorie. E’ insito nelle leggi internazionali il diritto di ogni paese, nel pieno della sua sovranità, di valutare la possibilità di accogliere un cittadino del mondo che chiede asilo”.

La corte suprema britannica nei giorni scorsi ha respinto l’ultimo ricorso contro l’estradizione di Assange in Svezia, dove l’imputato deve rispondere di stupro.

Le autorità del Regno Unito sembrano però determinate a non gettare la spugna e potrebbero arrestare Assange appena questi metterà piede fuori dall’ambasciata.

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