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Il cammino per la sostenibilità passa da Rio de Janeiro

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Il cammino per la sostenibilità passa da Rio de Janeiro

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A vent’anni di distanza dalla prima conferenza su ambiente e sviluppo organizzata dalle Nazioni Unite a Rio de Janiero, i leader mondiali tornano nella città carioca per tentare di mettere l’economia globale su binari più sostenibili.

Rispetto al 1992, la popolazione mondiale è aumentata del 45%, quasi quanto le emissioni di Co2, mentre la biodiversità si è ridotta del 30%. A dispetto dell’urgenza che suggeriscono i dati Onu, le premesse con cui si apre la conferenza di Rio sono tutt’altro che incoraggianti. Alla perenne diatriba tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, si aggiunge la crisi finanziaria. Un’alchimia che difficilmente partorirà qualcosa di più di un accordo al ribasso.

Tony Long, WWF Europe: “Al momento, siamo alla mercé del sistema economico-finanziario, che la fa da padrone. Invece di avvalerci della finanza e dell’economia per ricavarne benessere, ci siamo messi al servizio del sistema finanziario”.

La speranza è riposta nella cosidetta “green economy”, ovvero la formula che, con l’aiuto di energie rinnovabili e riciclaggio, dovrebbe conciliare crescita economica e difesa dell’ambiente. Molti temono però il potere di blocco delle lobby industriali.

Martin Pigeon, Corporate European Observatory: “Ci sono diverse grandi multinazionali il cui potere economico è superiore a quello degli stati. Dobbiamo lasciare a queste imprese carta bianca? Dobbiamo permettere che trasformino la natura in merce di scambio per lasciare più spazio ai mercati finanziari?”

Stando alla quantità di questioni ancora irrisolte, il rischio di un fallimento dei negoziati a Rio è serio. Anche se tutti concordano che i ritmi attuali non sono sostenibili, un accordo vincolante sulla riduzione dei gas serra non è in agenda.