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Grecia: ritorno al passato

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Grecia: ritorno al passato

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Come interpretare il voto dei greci?
Chiamati a eleggere un nuovo parlamento per ben due volte nel giro di sei settimane, gli ellenici questa volta sembrano aver scelto l’euro.
Hanno avuto il referendum sulla moneta unica che, proposto da Papandreu, Francia e Germania avevano impedito si tenesse.

Questa almeno è la lettura del conservatore Antonis Samaras, che forte di una vittoria ma senza maggioranza assoluta deve trovare degli alleati per formare un nuovo governo.

Antonis Samaras leader di Nea Democratia:

“I greci oggi hanno espresso la propria volontà di restare nell’euro-zona, di restare parte integrante della zona euro, di onorare gli impegni presi. Faccio un appello a tutti i partiti politici che condividono questi obiettivi di formare il nuovo governo”.

Un appello all’unità nazionale per superare la profonda divisione che, persiste nel Paese, sul piano di salvataggio.

Piano, secondo piano di salvataggio, che in cifre è pari a 240 miliardi di euro, di cui Atene dovrebbe ricevere una tranche di 130 miliardi entro la fine del mese.

Ma per incassarli, il prossimo governo deve tagliare la spesa pubblica di 11 miliardi entro giugno:

-sopprimere 150 mila posti pubblici;
-privatizzare gli enti pubblici
-migliorare il sistema di riscossione delle tasse;
-procedere con le liberalizzazione;

I socialdemocratici del Pasok, terza forza politica del Paese ormai, chiedono un governo di unità nazionale.

Evangelos Venizelos, leader del Pasok:
“Un governo simile deve riunire perlomeno Nea democratia, Syriza, Pasok e la sinistra democratica Dimar”.

Per Syriza, il partito di sinistra radicale di Alexis Tsipras, il rifiuto del piano di salvataggio resta il punto focale del programma.

Alexis Tsipras: “Il nuovo governo che Nea democratia formerà, deve prendere seriemanete in considerazione che sui grandi problemi non si può procedere come hanno fatto i precedenti governi”.

Senza la partecipazione dei nuovi partiti, come Syriza appunto, saranno le vecchie formazioni screditate e ritenute responsabili di questo tracollo a dover formare la nuova squadra governativa.