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Greci al voto schiacciati dalla povertà. "Paura per i nostri figli"

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Greci al voto schiacciati dalla povertà. "Paura per i nostri figli"

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È corsa agli sportelli bancari in Grecia. Il timore di un possibile ritorno alla dracma, dopo le elezioni, ha spinto la popolazione a prelevare mediamente 800 milioni di euro al giorno.

Strangolato da un debito pubblico pari al 162% del pil, il paese più che arrabbiato, è spaventato per il futuro dei giovani:

“Sono preoccupata, non ho soldi – ammette Despina, 72 anni, ingegnere in pensione – ma la preoccupazione principale non è per me, è per i miei figli perché al momento non hanno un lavoro”.

La disoccupazione balzata al 22.6% e il corposo taglio dei salari per i dipendenti pubblici e privati, anche oltre il 30%, hanno fatto cadere nell’indigenza le classi medie. In molti non hanno avuto altra scelta che mettersi in fila alle mense dei poveri e nonostante questo, spesso non si riesce a far fronte alle spese essenziali.

“Quel che mi spaventa è che i miei figli non hanno futuro – spiega Evangelia, in attesa al centro di distribuzione del cibo – Pur avendo studiato, i loro diplomi sono inutili. Non possono nemmeno trovare un lavoro in un cantiere, con un salario giornaliero. Non possiamo permetterci di pagare l’elettricità. Esiste qualcosa di più tragico che vivere senza elettricità?”

Intrappolati nel terzo anno di recessione, i greci si apettano poco da questo voto. Sanno che dovranno solo proseguire sulla strada dei sacrifici.