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Cpi, Ocampo per 9 anni in prima linea

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Cpi, Ocampo per 9 anni in prima linea

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Luis Moreno Ocampo, il primo procuratore generale della Corte penale internazionale, ha passato il testimone. Per 9 anni Ocampo è stato in prima linea nella difesa dei diritti negati dai potenti della terra. Un percorso pionieristico all’inizio, che ora gode di ampio riconoscimento, Ocampo traccia il bilancio di questa esperienza ai microfoni di euronews.

Raquel Alvarez, euronews:

“Lei lascerà presto il suo posto di Procuratore generale della Corte penale internazionale quando questa sta per compiere 10 anni. Ha la sensazione di avere esaurito il suo compito?”

Luis Moreno Ocampo, ex Procuratore generale Cpi:

“Penso di sì. Questa istituzione ricorda i processi per crimini di guerra del Tribunale di Norimberga, ma lavora sul futuro, e siamo alla fine di un ciclo”.

euronews:

“In molte occasioni lei ha ricordato come al suo arrivo avesse solo 3 collaboratori che lavoravano per il suo ufficio. Come sono cambiate le cose in questi anni?”

Luis Moreno Ocampo:

“Quando sono arrivato c’erano già 18 giudici in attesa delle mie inchieste. Nel mio ufficio c’erano 3 impiegati, ma i restanti 6 piani erano completamente vuoti, c’era tutto da costruire, da inventare. Il nuovo procuratore Fatu Bensuda, sarà a capo di un ufficio di 300 persone che lavorano secondo procedure che seguono regole chiare e efficaci, ed hanno esperienza: un processo è finito, altri due sono in fase finale, molti altri sono in corso, l’ufficio sta lavorando a pieno regime”.

euronews:

“Lei conosce bene chi prenderà il suo posto, avete lavorato a stretto contatto, è una donna, africana. Quali sono le sfide che dovrà affrontare?”

Luis Moreno Ocampo:

“Fatu eredita un ufficio ben organizzato, ma anche un mondo in cui le persone sono molto più consapevoli del potere della Legge e questo rende più difficili le cose. È interessante il fatto che sia una donna, perchè in questa fase le donne stanno aprendo nuove e interessanti prospettive. Sono tante ad avere potere, se si mettessero in rete creerebbero un’alternativa molto interessante”.

euronews:

“Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina non hanno firmato lo Statuto di Roma che sancisce le competenze della Corte penale internazionale, quindi non sono obbligati a riconoscerne l’operato. È un limite alla sua legittimazione?”

Luis Moreno Ocampo:

“No, al contrario: il fatto che i Paesi più potenti al mondo non riconoscano la Corte penale internazionale è un segno della sua legittimazione.
Questa istituzione è stata creata per proteggere i deboli, non i forti. Il fatto che le potenze la temano, prova che assolve al suo compito. È una questione di tempo. Quando ho cominciato avevamo tutti contro. Due anni dopo il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha accettato di presentare alla Corte una relazione sul caso Darfur. L’anno scorso hanno votato all’unanimità per l’intervento della Corte in Libia. Le cose stanno cambiando. Siamo stati accettati. Coloro che rifiutano di riconoscere la Corte provano che sta lavorando bene. Non ne fanno parte perché ne hanno paura. La loro assenza non fa che rafforzare la sua legittimità”.

euronews:

“Le critiche più forti che ha ricevuto riguardano la “distribuzione geografica”: tutti i processi in corso riguardano l’Africa”.

Luis Moreno Ocampo:

“Quando il presidente sudanese Omar Al Bashir è stato processato per genocidio, ha cercato di giustificarsi dicendo che noi ci concentriamo sull’Africa. Ed è incredibile, qualcuno gli crede: le persone, i giornalisti, parlano di questa supposta “deviazione” sull’Africa e non del Darfur. Il vero problema è che il presidente Al Bashir è stato accusato di genocidio in Darfur. Invece di discutere di questo deviamo l’attenzione sull’Africa. E io non parlo di Africa se non in relazione al genocidio in Darfur”.

euronews:

“Il caso di Al Bashir è anche un esempio delle sfide che questa Corte affronta: il presidente sudanese si è mosso in diversi Paesi in libertà, nessuna autorità lo ha arrestato”.

Luis Moreno Ocampo:

“Questa sfida riguarda i Paesi e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Tocca a loro trovare la soluzione. Al momento Al Bashir è in fuga. Il Malawi, ad esempio, gli ha negato l’ingresso nel Paese. Lui va dove sa che non verrà arrestato. Sceglie molto bene le sue mete. Comunque, la Corte, per i crimini di guerra commessi nell’ex Yugoslavia ha processato 161 persone. Sa quante di queste sono state prese? il 50%? il 20%? Quante secondo lei?”

euronews: “Quante?”

Luis Moreno Ocampo:

“Tutte. Nessuno è sfuggito. Ci sono voluti 18 anni. L’ultimo, Ratko Mladic è stato arrestato pochi mesi fa, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Anche Al Bashir verrà preso un giorno. Questo è il prezzo da pagare per le violenze sulle donne, per aver lasciato morire di fame i bambini”.

euronews:

“La Corte non ha una propria forza di polizia o un esercito, per condurre le inchieste e procedere agli arresti nei Paesi che non collaborano. Chi lavora con lei è in pericolo? Quattro vostri operatori sono ancora in prigione in Libia, cosa è successo? Che rischi corrono?”

Luis Moreno Ocampo:

“La sicurezza è un argomento molto importante per ognuno di noi. Ne sono orgoglioso: abbiamo all’attivo oltre 600 missioni in tutto il mondo e nessuno è mai stato ferito. Il problema ora riguarda 4 pubblici ufficiali che sono stati temporaneamente arrestati in Libia. Questo prova quanto siano alti i rischi per il personale corre ogni giorno”.

euornews: “Anche la Libia rappresenta un tappa importante, per la decisione presa all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza. Qual‘è stata la reazione al linciaggio e alla morte di Gheddafi?”

Luis Moreno Ocampo:

“Il mondo ha reagito chiedendo giustizia sul caso della Libia, è la prova che un’evoluzione è in corso. La Corte è stata in grado, in pochi mesi, di investigare e trovare le prove delle colpe di Muammar Gheddafi e del figlio Saif Al Islam e di Al Sanoussi. Resta da condannare il fatto che Gheddafi sia stato giudicato senza processo. Gli altri due accusati invece sono stati arrestati, si trovano sotto controllo. Ora il problema è sapere chi li giudicherà, ma è una domanda semplice. Giustizia sarà fatta, bisogna solo decidere da chi”.

euronews:

“È frustrante per lei vedere che certe situazioni continuano a ripetersi? Nel contesto arabo ad esempio, ora in Siria. Questa volta il Consiglio di Sicurezza non ha chiesto di aprire alcuna indagine”.

Luis Moreno Ocampo:

“Nulla è frustrante per me. Ogni nuova esperienza mi arricchisce. Ricoprire il ruolo di procuratore è stato un grande privilegio. Lo ripeto: nessuna frustrazione. Solo le vittime possono essere scontente. Oggi sono estasiato di fronte alla domanda che tutti si pongono, sul perchè la Corte penale non intervenga in Siria. Nove anni fa nessuno avrebbe immaginato che potesse agire in un conflitto del genere. Se si guarda a questo, ci si rende conto del cambiamento che c‘è stato. Il mondo è cambiato. Le attese sono diverse e ora ci sono istituzioni che possono dare risposte a tali aspettative. Il nostro coinvolgimento in Siria dipende dal Consiglio di Sicurezza”.

euronews:

“Questi ultimi mesi sono stati molto importanti per lei: per la prima volta, nel dicembre scorso, un capo di Stato, il presidente ivoriano Gbagbo è comparso di fronte ai giudici della Corte, che a marzo ha pronunciato la prima sentenza di condanna dell’ex capo delle milizie in Congo, Thomas Lubanga”.

Luis Moreno Ocampo:

“Sono i risultati di 9 anni di lavoro. È la conclusione di un percorso di anni. La verità è che non possiamo mai sbagliare. Né con Thomas Lubanga, né con Gbagbo. All’inizio dicevano di noi: “Si occupano solo delle milizie”, oggi 3 capi di Stato sono sotto processo e dicono: “Si occupano solo di Africa”. Ma noi andiamo avanti…”

euronews:

“Lei voleva che anche il noto magistrato spagnolo Baltazar Garzon collaborasse con la Corte. In patria è sospeso dall’incarico per il convolgimento in un caso di intercettazioni illegali. Qual’ è stata la sua reazione a questa condanna?”

Luis Moreno Ocampo:

“Avevo chiesto a Garzon di aiutarci perché ha passato la vita a fare inchieste sui potenti, ed ora lo sta pagando. Quindi le rispondo che a porre sotto inchiesta i potenti, a giudicarli, ci si mette in pericolo. Ed è anche il motivo per cui spesso è criticata la Corte penale internazionale”.

euronews:

“Lei ha dichiarato che l’arbitro è sempre criticato”.

Luis Moreno Ocampo:

“Certo. Prenda una qualsiasi partita tra Barcellona e Real Madrid, tutti si lamentano dell’arbitro. Ma, e questo è interessante, il fair play non dipende dall’arbitro. Per questo la Corte penale internazionale non evita le violenze. Sono gli attori, i giocatori a dover rispettare le regole”.

euronews:

“Come argentino, deve essere un appassionato di calcio …”

Luis Moreno Ocampo:

“Certo”.

euronews:

“La Fifa le ha proposto di mettere fine alla corruzione nel calcio. Accetterà questo nuovo lavoro? Sarebbe interessante vederla in quella veste”.

Luis Moreno Ocampo:

“C‘è un comitato interno alla Fifa che ha proposto alla Fifa stessa di creare una commissione etica con poteri di indagine. Hanno proposto il mio nome. Ora la scelta spetta a loro. La Fifa può anche scegliere qualcun’altro. Nulla è certo, aspettiamo e vedremo”.

euronews: “E se la FIFA dice sì’”?

Luis Moreno Ocampo:

“Se mi proporrà questo lavoro, ne parleremo. In Argentina, come avvocato, ricevetti l’incarico per lavorare a una riforma sul contrasto alla corruzione. Ho già esperienza ecco perché credo che il comitato della Fifa abbia fatto il mio nome. Vediamo che succede, intanto mi prendo una vacanza, poi a Settembre penso di aprire uno studio legale a New York e se la Fifa mi chiamerà, vedremo”.