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Schengen, Parlamento Ue minaccia ricorso a Corte Giustizia

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Schengen, Parlamento Ue minaccia ricorso a Corte Giustizia

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La riforma del trattato Schengen sulla libera circolazione delle persone è diventata terreno di scontro tra Parlamento europeo e presidenza danese del Consiglio.

Alla plenaria di Strasburgo, i capigruppo dei principali partiti hanno detto che non ci stanno a farsi esautorare dagli stati membri. “Ho detto ieri al primo ministro danese che, per quanto riguarda il mio gruppo parlamentare, la presidenza danese è terminata”, ha affermato il capogruppo dei popolari, Joseph Daul, aggiungendo in tono ironico: “Mi chiedo perché i vari ministri non si siano spinti fino a introdurre i visti di ingresso tra ogni paese, così potremmo controllare le frontiere ancora meglio”.

L’accordo raggiunto giovedì scorso dai ministri degli Interni dell’Unione consentirebbe ai governi di decidere quando reintrodurre i controlli alle frontiere senza tener conto del parere del Parlamento. Verdi e liberali minacciano di ricorrere alla Corte di Giustizia. “È guerra aperta tra le istituzioni europee e il Consiglio – sostiene Daniel Cohn Bendit – Da un lato ci dicono che la Commissione deve monitorare i bilanci degli stati e che serve maggiore sovranità europea. Ma poi, a sorpresa, su Schengen, ci viene detto che il controllo spetta solamente agli stati”.

L’esigenza di una riforma del trattato Schengen si era manifestata un anno fa, quando il contenzioso tra Italia e Francia sui permessi per i migranti aveva messo in luce i limiti del sistema attuale, che lascia ai singoli stati la possibilità di reintrodurre i controlli alle frontiere per motivi di ordine pubblico.