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Sangue, proteste e preghiere: il venerdì siriano

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Sangue, proteste e preghiere: il venerdì siriano

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Siria: un altro venerdì di preghiera e protesta finito nel sangue. Diversi i civili uccisi e i feriti che si vanno ad aggiungere alla quarantina di vittime del bombardamento di ieri a Telbiseh, nei dintorni di Homs.

La popolazione paga il prezzo degli scontri tra ribelli e truppe regolari, in un crescendo che il piano di pace e la tregua non sono riusciti a fermare.

Bombe e devastazioni colpiscono oramai le principali città siriane, mentre soldati del governo e combattenti si accusano a vicenda anche per il massacro di Hula e quello di El Qubeir, nel centro del paese, dove hanno perso la vita almeno 55 persone.

“Uomini armati, almeno 500, hanno massacrato donne, bambini e uomini”, racconta una donna del villaggio, “Non hanno lasciato nulla dietro di loro. Appena abbiamo chiamato l’esercito, hanno recintato tutto e ucciso due soldati, ci hanno espulsi dalle nostre terre e privati delle nostre risorse”.

Difficile capire chi ha sparato. Gli attivisti puntano il dito su Damasco che dal canto suo mostra in tivù le armi requisite e parla di terroristi in azione.