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Kazakhstan: chiuso il processo per i disordini nella città petrolifera

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Kazakhstan: chiuso il processo per i disordini nella città petrolifera

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Si è chiuso con condanne da due a sette anni il processo a carico delle persone accusate di avere partecipato alla rivolta di dicembre nella città petrolifera di Dzhanaozen in Kazakhstan. Oltre alle pene inflitte alla maggioranza dei 37 imputati, i giudici del tribunale di Aktau, nell’ovest del Paese, hanno inoltre decretato assoluzioni e amnistie.

Scene di tensione si sono registrate in aula. La madre di un imputato aveva dichiarato: “Mi auguro che mio figlio venga assolto, i miei nipoti sentono già la sua mancanza, hanno dimenticato che aspetto ha il volto del padre. Credo che sia ingiusto. Se fosse giusto, il processo non sarebbe in corso da cinque mesi”.

Gli scontri tra polizia e lavoratori del settore petrolifero – avvenuti a ridosso delle elezioni politiche – avevano provocato la morte di una quindicina di persone. Si è trattato delle più gravi violenze in 20 anni di indipendenza per la ex repubblica sovietica guidata da Nursultan Nazarbaiev, apprezzato da molti kazaki per la performance economica del Paese, ma sotto accusa da parte dei difensori dei diritti umani.