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Sì o no al fiscal compact. Fiato sospeso per il voto irlandese

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Sì o no al fiscal compact. Fiato sospeso per il voto irlandese

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Sì o no all’iscrizione del rigore nella Costituzione. Primi a beneficiare degli aiuti europei, e unici a esprimersi per via referendaria sul fiscal compact, gli irlandesi si spaccano e smarriscono al momento del voto.

Il “sì” è dato in largo vantaggio, ma l’alta percentuale d’indecisi ha indotto il premier Enda Kenny a premere sull’acceleratore della mobilitazione. La campagna del governo non ha lesinato toni apocalittici, presentando un successo del “no” come anticamera a un blocco di investimenti e stipendi.

Opposta la visione di Gerry Adams, che con il suo Sein Fein, guida il fronte dei “ribelli”: frange dell’opposizione e sindacati in ordine sparso, che nel rifiuto del fiscal compact vedono l’opportunità di smarcarsi dall’ortodossia economica di Bruxelles e investire nella ricerca di alternative più sostenibili.

Apprensione per l’esito del voto nelle stanze di Troika e cancellerie europee: con il vento “anti-rigorista” che ormai sferza diversi paesi, un “no” dell’Irlanda potrebbe ulteriormente minare il patto
con cui Berlino mirava a scongiurare il rischio di nuove crisi.