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Sì all'estradizione di Assange, ma gli avvocati non cedono

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Sì all'estradizione di Assange, ma gli avvocati non cedono

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Che la legge sia fatta di cavilli non è una novità e i difensori di Julian Assange li stanno trovando tutti per impedire l’estradizione in Svezia del fondatore di WikiLeaks. La Corte suprema britannica, citando la Convenzione di Vienna, ha respinto l’appello dell’australiano alla richiesta di estradizione presentata dalla Svezia dove è accusato di violenza sessuale su due donne.

Nicholas Phillips, Presidente della Corte suprema britannica: “La maggioranza ha concluso che la procura svedese rappesenta un’autorità giudiziaria, in base a quanto previsto dalla legge sull’estradizione. Ne consegue che la richiesta di estradizione presentata contro Assange ha fondamento giuridico e l’appello contro l’estradizione è dunque respinto”.

Se Assange, che con la pubblicazione su WikiLeaks di documenti riservati americani ha messo in imbarazzo le diplomazie internazionali, era assente i suoi fan hanno manifestato con striscioni e cartelli.

John Pilger, giornalista e regista austrialiano, amico di Assange: “È una sentenza piuttosto incoerente, che secondo me fa sembrare la legge superficiale e non lo dico semplicemente perché è stata pronunciata contro Assange, sono i loro argomenti che non sono basati su quello che i parlamentari intendevano stabilire con la legge sull’estradizione quando venne approvata nel 2001”.

Gli avvocati hanno due settimane di tempo per fare ricorso alla corte britannica appellandosi a un cavillo procedurale e, in ultima istanza, per rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.