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Egitto: torna la rabbia in piazza Tahrir

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Egitto: torna la rabbia in piazza Tahrir

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É riesplosa la rabbia in Egitto, dopo la conferma che il duello del secondo turno delle presidenziali del 16 e 17 giugno si gioca tra Mohammed Morsi e Ahmed Shafiq. Candidato islamico il primo, sfiderà l’ex primo ministro in carica durante il regime di Mubarak.

Non è per questo risultato che la società civile egiziana si era battuta.
18 giorni di mobilitazioni senza cedimenti, che hanno lasciato sul campo 864 morti e 7 mila feriti.

Ora l’amarezza invade il paese. Molti i manifestanti che sono tornati ad esprimere la propria delusione in piazza Tahrir.

“Tutti quelli qui in piazza, io compreso – dice un ragazzo – non sono legati a nessun partito politico. Peró ci teniamo al nostro paese e non vogliamo che figure ancora presenti dell’ex regime si ripresentino nel panorama politico”.

Le proteste contro Ahmed Shafiq, hanno raggiunto l’apice la scorsa notte con un attacco contro il suo quartier generale. Ma sulla sua corsa la parola finale la darà la giustizia egiziana quando il prossimo 11 giugno dovrà esprimersi sulla legge che vieta le candidature agli ex affiliati del regime.

“Vogliamo – dice un manifestante – che venga introdotta la legge che impedisce ai fedeli dell’ex regime di partecipare alle presidenziali”.

Ahmed Shafiq è stato primo ministro solo tre mesi. Da gennaio del 2011 fino alla caduta del regime.

Ma era un uomo da sempre legato al potere. In precedenza aveva anche ricoperto l’incarico di comandante delle forze armate.

Un affronto per molti militanti che si sono battuti per la democrazia e per uno stato laico. Anche perché dall’altro lato si trovano a dover scegliere con il rappresentante dei Fratelli Musulmani, Mohammed Morsi.

In modo sorprendente la partecipazione ad una consultazione considerata storica è stata piuttosto bassa. Alle urne si sono recati meno del 50% degli aventi diritto.
Ora si teme che per il secondo turno, ci sia un ulteriore crollo. Tra gli egiziani è sempre piú diffuso il sentimento di essere stati privati della propria rivoluzione.

“Credo – dice una ragazza – che tra un anno e forse due cominceremo una nuova rivoluzione. Sarà quella vera”