ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Québec: la protesta degli studenti si allarga ai genitori

Lettura in corso:

Québec: la protesta degli studenti si allarga ai genitori

Dimensioni di testo Aa Aa

Cacerolazos come ai tempi della crisi economica in Argentina o nel Cile di Pinochet. Qui siamo in Canada, a Montréal, e l’iniziativa, che si sussegue ogni notte da sabato scorso, è la risposta alle leggi speciali che il governo del Québec ha varato per contrastare le manifestazioni studentesce contro i tagli all’istruzione.

Questa volta a scendere in piazza sono anche i genitori e i nonni, perché in gioco – dicono – ci sono i diritti di tutti.

Centinaia di arresti, multe astronomiche, scontri quotidiani tra dimostranti e polizia sono il bilancio di 100 giorni di proteste, anche pesanti, represse con metodi decisamente duri. E’ la primavera dell’acero, secondo l’espressione coniata in riferimento alle rivolte arabe.

Tutto ha inizio nel novembre 2011, quando il governo del Québec decide di aumentare le tasse universitarie di circa l’80% per 5 anni. A febbraio gli studenti entrano in sciopero e lo sono tuttora.

Il governo risponde con la fermezza e, visto che neanche le manganellate sembrano fermare il movimento, il 18 maggio approva una nuova legge, che vieta raduni presso scuole e università e obbliga a richiedere un’autorizzazione a manifestare almeno otto ore prima.
Una legge che ha l’obiettivo di “preservare la pace, l’ordine e la sicurezza pubblica”, ma che molti giudicano liberticida.

Il risultato è che il consenso intorno alle proteste degli studenti si allarga a categorie più ampie della popolazione e il governo del Québec è messo sotto accusa da buona parte del Paese.
Anche se la metà dei cittadini condivide l’aumento della tasse, la maggioranza non approva la legge anti-proteste.

Nel frattempo, un ministro dell’istruzione si è dimesso e uno nuovo è stato nominato, ma l’apertura di un tavolo con una delegazione studentesca non sembra rappresentare una risposta sufficiente.

“Di solito siamo molto pacifici – sostiene una gioane dimostrante -, ma questo è troppo, abbiamo toccato il fondo”.

Il premier liberale Jean Charest, al potere da 9 anni e sfiorato da scandali di corruzione, che hanno coinvolto il suo partito e il suo governo, propone politiche economiche all’americana che si allontanano dalla tradizione del “welfare State” canadese. Lo sottolinea una conduttrice della tv di Radio Canada, Anne-Marie Dussault: “Una nostra grande caratteristica è la volontà di avere una società giusta, egualitaria tra ricchi e poveri, in cui l’accesso ai servizi essenziali, alla sanità sia universale.”

In attesa di un nuovo incontro, la settimana prossima, tra istituzioni e studenti, è probabile che le manifestazioni non autorizzate per sfidare le leggi speciali, continueranno.