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Falcone: i misteri della strage di Capaci

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Falcone: i misteri della strage di Capaci

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Vent’anni fa la strage di Capaci.

Il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro venivano scaraventati fuori dalla statale da 500 chili di tritolo, nascosti sotto un cunicolo, allo svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo.

Vent’anni dopo, dopo 12 condanne, restano ancora molti interrogativi cui dare risposta.

Così in Italia basta il gesto di un folle, la sfiorata strage di Brindisi, nella scuola che per caso o forse no, porta il nome della moglie di FAlcone, per ricordare che i conti non sono stati chiusi che resta qualcosa in sospeso.
Anche se l’ipotesi mafiosa a Brindisi oggi sembra scartata è facile ripercorrere a ritroso questi anni, soprattutto in queste ore.

Erano le 17.58 quando il carico di tritolo, venne fatto esplodere.

A tutt’oggi sono conosciuti soltanto i nomi degli esecutori materiali della strage, le indagini mirate a scoprire i mandanti ed eventuali intrecci di natura politica non hanno prodotto risultati significativi.

Una prima storica invece per l’Italia, ma soprattutto per la mafia è il risultato del maxiprocesso, che il 16 novembre del 1987 inchioda Cosa Nostra a 2665 anni di carcere.

Insieme al giudice Caponnetto e all’amico di sempre Paolo Borsellino, Giovanni Falcone concepisce la creazione di un “pool” di pochi magistrati che, così come sperimentato contro il terrorismo, possano occuparsi dei processi di mafia, così da garantire in ogni momento una visione più ampia ed esaustiva possibile di tutte le componenti del fenomeno mafioso.

A alzare il tiro nella guerra tra stato e Cosa Nostra, il boss dei corleonesi, Toto Riina, che viene arrestato all’incrocio davanti alla sua villa a Palermo, dove ha trascorso alcuni anni della sua latitanza, il 15 gennaio del 1993.

Vent’anni dopo la guerra non è finita, e si gioca anche oltre i confini d’Italia.