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Gian Carlo Caselli: "Senza il reato europeo di associazione mafiosa è come combattere la mafia con una cerbottana"

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Gian Carlo Caselli: "Senza il reato europeo di associazione mafiosa è come combattere la mafia con una cerbottana"

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A vent’anni dalla morte del giudice Giovanni Falcone, Gian Carlo Caselli, procuratore capo della Repubblica di Torino, chiede un rafforzamento degli strumenti legislativi europei contro la mafia.

Fu proprio Gian Carlo Caselli a chiedere di essere trasferito a Palermo, dopo gli attentati di Capaci e via D’Amelio, per continuare il lavoro di Falcone e Borsellino.
Secondo il procuratore, tornato ora a Torino, la nuova direttiva europea per il sequestro di beni è un passo avanti, ma bisogna arrivare ad implementare le norme anti-corruzione soprattutto in Italia.

Il progetto di una super procura europea con poteri di indagine è il punto di arrivo di un’integrazione nella lotta alla mafia, sempre più necessaria, ha dichiarato ad euronews.

Margherita Sforza, euronews:
“Con la strage della ‘Ndrangheta a Duisburg in Germania, l’Europa ha scoperto di avere la mafia in casa. Cinque anni dopo la mafia è considerata ancora un problema solo italiano?”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica, Torino:
“Se cosi’ fosse sarebbe un gravissimo errore. Già Giovanni Falcone tanti anni fa disse, e il suo insegnamento resta fondamentale che la mafia uccide a Palermo ma poi investe a Milano, New York, Ottawa, Francoforte, ovunque con il riciclaggio ci sia la possibilità di aumentare il proprio potere economico e quindi la propria potenza tout court”

Margherita Sforza, euronews:
“La Commissione europea ha appena presentato una nuova proposta per agevolare il sequestro dei beni, secondo lei è sufficiente per combattere il riciclaggio di denaro sporco?”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica:
“Attaccare le organizzazioni criminali mafiose sul piano delle loro ricchezze, dei beni accumulati illecitamente è essenziale. Si tratta di una leva essenziale per il contrasto al crimine organizzato. L’Europa è intervenuta nel solco giusto, per cosi’ dire..”

Margherita Sforza, euronews: “Con un po’ di ritardo..”

Gian Carlo Caselli: “Con un po’ di ritardo, ma vorrei vedere le cose positivamente, sequestro e confisca una volta ordinati devono avvenire tempestivamente”

Margherita Sforza, euronews:
“Mi faccia un esempio concreto, di come questa direttiva possa funzionare”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica:
“Un esempio concreto? Capito’ di arrestare i fratelli Graviano, padroni di Brancaccio, a Palermo. Furono arrestati a Milano, quindi anche sul piano interno c‘è un discorso molto articolato dal punto di vista geografico. Ma poi venne fuori che in Costa Azzurra, in Francia, la sorella dei Graviano amministrava i loro ben e li investiva in questa o quella attività. La necessità di una maggiore cooperazione integrazione delle forze di polizia, della magistratura, delle legislazioni è apparsa evidente.

Margherita Sforza, euronews:
“Secondo lei con questa nuova direttiva, i tempi di intervento potranno essere accorciati?”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica: “Le varie polizie devono poter aver accesso alle varie banche dati degli stati in cui i beni devono essere prima individuati e poi sequestrati e confiscati. Questo significa poter accedere al catasto, alle conservatorie dei registri immobiliari, al pubblico registro automobilistico, all’anagrafe bancaria, all’anagrafe tributaria.

Non basta portare via i beni alla mafia, bisogna fare come nel nostro paese, dove la legislazione è all’avanguardia, destinando i beni sequestrati ai mafiosi ad attività socialmente utili, come fa la cooperativa “Libera”.

Margherita Sforza, euronews:

“Questa direttiva pero’ non introduce qualcosa che è richiesto da tempo, il reato di associazione mafiosa. Si chiede che sia introdotto a livello europeo. Quanto questo incide sul suo lavoro?”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica:
“E’ ancora tutto da fare per quanto riguarda il reato associativo. La forza delle mafie sta nell’organizzazione criminale, nella capacità di intimidire, di subordinare ai propri interessi molte moltissime persone nel campo economico, nel campo politico o nel campo amministrativo. E’ la forza di intimidazione di subordinazione che la mafia crea che è nel Dna del poter mafioso.

Non intervenire su questo versante, non considerare anche l’associazione come reato è spuntare le armi di contrasto.

Diceva Giovanni Falcone, lasciatemelo citare ancora una volta, che senza questo reato associativo pretendere di sconfiggere la mafia è come pretendere di fermare un carro armato, la mafia, avendo a disposizione solo una cerbottana.

Margherita Sforza, euronews:

“La mafia è anche corruzione. Quali strumenti si auspica per combattere la corruzione a livello europeo?”.

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica:

“In Italia occorrono interventi incisivi, l’Italia deve ancora ratificare la convenzione europea contro la corruzione, siamo in ritardo rispetto agli altri paesi. E’ necessaria poi piu’ integrazione e coordinamento a livello europeo”.

Margherita Sforza, euronews:

“Il trattato di Lisbona parla di una super Procura europea, quale sarebbe secondo lei il valore aggiunto di questa procura sapendo che esistono strutture di coordinamento giudiziario di cui lei stesso ha fatto parte?”

Gian Carlo Caselli, Procuratore della Repubblica: “Il coordinamento è importante ma non basta, bisogna arrivare alla integrazione delle polizie, delle magistrature delle legislazioni. E una procura europea che abbia poteri non soltanto di coordinamento delle varie attività giudiziare di questo o quell’altro stato ma anche poteri di indagine, è secondo me un punto di arrivo assolutamente indispensabile. “