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Facebook un successo da perfezionare

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Facebook un successo da perfezionare

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Novecentouno milioni di utenti attivi a fine marzo, la metà degli internauti del pianeta si connette almeno una volta al mese a Fcebook. La rete sociale più famosa.

Grace Lugo, utente Facebook: “Mi piace. Potrebbe creare dipendenza, sì, perché si desidera vedere tutto ciò che succede, lo status, metterlo nello status”.

Nicole Tucker, utente Facebook: “Uso Facebook tutti i giorni. Forse mi collego 10 volte al giorno. Lo uso per affari e per la vita personale”.

Alexei Tokonshkurov, utente Facebook: “Ci passo due ore al giorno. Comunico con i miei amici nel mondo. Parlo con i miei amici in Russia e con i miei genitori”

Alan Stern, utente Facebook: “È diventato un grande social network. Lo uso per affari, per contattare la gente. È come la mia mano destra. Utilissimo”

Padre dell’invenzione è il giovane Mark Zuckerberg: un’intuizione che nel giro di poco tempo arriva a valere una fortuna. Il principio è mettere in relazione le persone, l’interesse principale: condividere le notizie. Dai banchi di Harvard, a soli 19 anni, nel 2004 lancia TheFacebook, un annuario di studenti in linea. Il successo è immediato e folgorante.
Nel 2010 il Time lo elegge uomo dell’anno, otto anni dopo il lancio di Facebook, Zuckerberg, oggi 28enne, è miliardario: mantiene il controllo sulla sua creazione e incoraggia la diversità.

Katherine Phillips, Columbia Business School: “Mark Zuckerberg è un amministratore delegato molto giovane, cosa che non siamo abituati a vedere. Non rientra nei canoni, non corrisponde alle aspettative ed esce dagli schemi”.

Ma l’enorme successo di Facebook ha anche dei punti deboli. La rete sociale è venduta agli inserzionisti come media, ma viene linkato solo un annuncio su due mila. General Motors ha deciso di non pagare le sue inserzioni sul social network.
Un analista dei mezzi di comunicazione ci fornisce la sua spiegazione.

Matt Donovan, Vicepresidente esecutivo McCann New York: “È ancora un mezzo molto efficace ma prima di tutto un mezzo. L’aspetto “Social” ce l’ha solo da cinque, sei anni, dipende da quando si considera la data di nascita e le grandi aziende stanno ancora cercando di capire come avere accesso alla comunità di persone e fidelizzarla e allo stesso tempo raggiungere gli obiettivi pubblicitari.

Le risposte arriveranno in fututo, per ora è certo che Facebook ha reso miliardari un migliaio di impiegati di Palo Alto.

OK
Il fenomeno Facebook, ancora tutto da scoprire

euronews:
Scott Goldberg è l’esperto di Facebook per la ABC.
Facebook è una società che ha appena 8 anni e che ricava quasi un euro ogni anno per ciascuno dei suoi iscritti. Non crede che questa Ipo sia sovrastimata?

Scott Goldberg:
“lo pensano in molti, in realtà gli esperti sono stati molto tiepidi e fanno riferimento alla decisione della scorsa settimana di General Motors di togliere la pubblicità da Facebook perchè giudicata non strategica. E’ una vicenda che suscita un sacco di domande su una società che è valutata piu’ di 100 miliardi di dollari nonostante produca 3,7 miliardi di fatturato. Come farà Facebook a procurarsi la pubblicità? A procurarsi denaro? Come andranno le azioni? Difficile dirlo oggi. Guardate le cifre alle mie spalle, l’accoglienza al Nasdaq non è stata particolarmente calorosa, bisogna aspettare un po’, ma certo sulla valutazione i dubbi restano tutti.

euronews:
Zuckerberg è abbastanza maturo per affrontare Wall Street?

Scott Goldberg:
Beh, certo ha fascino, è il ragazzo che nella sua stanza all’università ha avuto questa grande idea, e’ un lottatore. Prima di entrare in Borsa ha organizzato una riunione tra i suoi programmatori per farsi venire nuove magnifiche idee, come il “mi piace” di Facebook. Quale sarà l’idea in grado di conquistare nuovi iscritti? Questa è la forza di Facebook, il successo è legato al modo di porsi del suo fondatore. Adesso che il suo patrimonio è stimato in 20 miliardi di dollari, forse potrà permettersi un completo piu’ adatto a Wall Street. Il successo o il fallimento di Facebook sono legati alla personalità di Zuckerberg. Per il momento la combinazione tra personalità e impresa funziona, vediamo come risponderanno le azioni domani.

euronews:
Approdare in Borsa puo’ significare per Facebook cambiare la sua essenza, essere meno al servizio degli utenti e compiacere di piu’ gli investitori. Potrebbe essere la sua rovina?

Scott Goldberg:
“Quello intrapreso da Facebook è un percorso difficile e certamente c‘è qualche segnale negativo. Uno per esempio è rappresentato dal fatto che alcuni membri fondatori di Facebook hanno venduto le loro azioni per metterle sul mercato. Questo potrebbe voler dire che non hanno grandissima fiducia nel futuro della società. Certo è che le regole sono cambiate e tutti aspettano di vedere come andrà a finire”.

euronews:
Warren Buffet ha detto che non è interessato a comprare azioni Facebook. Crede che il valore di queste azioni sia chiaro a tutti in un momento frenetico come l’attuale?

Scott Goldberg:
“Quel che è certo è che alla gente Facebook piace e lo usa. Per strada, la gente normale dice: Questo è un prodotto che conosco, che uso, dovrebbe essere un buon investimento. Se dovessi decidermi ad acquistare delle azioni potrebbero proprio essere queste. Pero’ non è come Google che ha un sacco di pubblicità e che ricava 38 miliardi di dollari. Facebook non ha queste cifre se diamo un’occhiata ai numeri, c‘è qualcosa che non quadra, percio’ è difficile capire il suo successo. Pero’ puo’ anche darsi che questo fenomeno sia incomprensibile dal suo inizio e che stiamo assistendo a qualcosa che cambiera’ il nostro modo di guardare queste vicende”.

euronews:
Questa Ipo è l’inizio di una nuova bolla speculativa?

Scott Goldberg:
“Potrebbe esserlo, si ricorda la bolla che ci fu alla fine degli anni 90 con pets.com? Sembrava uno dei maggiori successi della Rete e poi è scoppiata. Forse anche con Facebook siamo arrivati a quel punto. Non siamo i primi che ne parlano. Direi che ne parlano tutti.