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I greci hanno iniziato a votare per le elezioni politiche anticipate, un voto cruciale anche oltre i confini nazionali ed europei. I seggi sono aperti dalle 7 alle 19 ora locale – dalle 6 alle 18 ora centrale europea – e alle urne sono chiamati quasi dieci milioni di elettori. Dovranno decidere le sorti del più fragile Paese di un’Eurozona ancora in crisi, attualmente guidato da Lucas Papademos e dal suo governo tecnico.

Incerto l’esito del voto, incerte le sue conseguenze. Dalle urne uscirà, secondo le previsioni, un Parlamento frammentato, dove il conservatore Antonis Samaras, leader di Nea Dimokratia, pur arrivando in testa, non riuscirà a governare da solo come vorrebbe.

Forse potrebbe non bastare nemmeno una grande coalizione con i socialisti del Pasok di Evangelos Venizelos, ministro delle Finanze degli ultimi due governi. Entrambi devono fare i conti con forze di estrema destra e di estrema sinistra che avanzano, ma, soprattutto, con la crescente ostilità nei confronti degli aiuti internazionali chiesti per tenere in piedi il Paese.

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