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11/9, processo a Guantanamo: gli imputati non rispondono

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11/9, processo a Guantanamo: gli imputati non rispondono

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Una provocazione alla giustizia, per non dire una vera e propria sfida. Khaled Cheikh Mohammed, la mente degli attacchi dell’11 settembre, e quattro complici non hanno volutamente risposto alle domande dei giudici militari di Guantanamo. Se condannati, rischiano la pena di morte.

Mohammed e gli altri presunti colpevoli hanno ignorato la lettura dei capi d’accusa, chiudendosi nelle preghiere e nel mutismo. L’udienza è durata tredici ore.

“La partecipazione degli imputati” ha dichiarato James Cornell, avvocato difensore di Abdul Aziz Ali “è stata caratterizzata da una resistenza pacifica a un sistema iniquo. Si sono rifiutati di riconoscere la legittimità della corte militare, come dimostrato dal loro silenzio. Questi uomini hanno sopportato per anni trattamenti disumani e torture”.

I cinque, arrestati nel 2003, non hanno voluto dichiararsi né colpevoli né innocenti. Al processo hanno assistito 60 giornalisti autorizzati e una decina di familiari delle vittime.

Le accuse sono di aver finanziato e addestrato i terroristi responsabili dello schianto contro le Torri Gemelle, il Pentagono e quelli dell’aereo caduto in Pennsylvania.
Quasi 3.000 i morti.

Terrorismo, dirottamento di aereo, associazione a delinquere e strage sono solo alcuni dei capi di accusa.