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Scontri al Cairo: la piazza grida al complotto

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Scontri al Cairo: la piazza grida al complotto

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Gli Stati Uniti reclamano un’inchiesta e i Fratelli Musulmani gridano al complotto delle Forze armate.

L’onda lunga delle violenze che mercoledì hanno fatto al Cairo una ventina di morti investono la diplomazia e minacciano le imminenti elezioni presidenziali.

Opinione diffusa tra chi manifestava contro i militari al potere, è che in piazza ci fossero degli agitatori, inviati per alimentare gli scontri.

“Ero con un amico – racconta uno di loro – quando una persona è spuntata all’improvviso con un fucile in mano. Gli ha sparato e l’ho visto morire lì, tra le mie braccia”.

“Abbiamo fatto la rivoluzione per far cadere il regime, ma il regime è ancora lì – gli fa eco un altro manifestante – . Non si può parlare di cambiamento quando in piazza troviamo anche degli infiltrati armati. Da dove vengono queste armi? E perché ci attaccano?”.

A nulla vale l’annunciata disponibilità dei militari a lasciare dopo il voto: i Fratelli Musulmani li accusano di arroccarsi al potere e insieme ad altre forze politiche convocano per venerdì nuove manifestazioni.

“In molti – dice il nostro inviato al Cairo, Riad Muasses – accusano il Consiglio Supremo delle forze armate di aver istigato gli scontri, per sabotare le presidenziali del 24 e 25 maggio”.