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Minacce alla famiglia. Il dissidente cinese chiede rifugio agli USA

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Minacce alla famiglia. Il dissidente cinese chiede rifugio agli USA

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Cambia idea e chiede rifugio agli Stati Uniti, ma potrebbe essere troppo tardi. È l’amara parabola del dissidente cinese che da giorni avvelena i rapporti fra Pechino e Washington.

All’origine del voltafaccia di Chen Guangcheng, il brusco confronto con la realtà dopo l’abbandono dell’ambasciata statunitense in cui aveva trovato rifugio la scorsa settimana nella capitale cinese.

“Finché ero lì al sicuro – ha detto al telefono – non me ne rendevo conto. Ma qui i miei diritti e la mia sicurezza sono a rischio”. Moglie e figli, ha spiegato, avrebbero in particolare già ricevuto pressioni e minacce.

Un caso, che irrompe anche nella due giorni in Cina di Hillary Clinton. “Nel quadro del dialogo con la Cina – ha detto da Pechino il Segretario di stato americano -, sottolineiamo ovviamente l’importanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Perché siamo fermamente convinti che tutti i governi debbano rispondere alle legittime aspirazioni alla dignità e al rispetto della legge. Come il Presidente Obama ha detto questa settimana, una Cina che difendesse i diritti di tutti i suoi cittadini sarebbe più forte e più ricca”.

Sul futuro di Chen Guangcheng pesa però ora la scure dell’incertezza: abbandonata la protezione diplomatica statunitense, le autorità cinesi potrebbero chiudergli le porte dell’emigrazione.