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Ultimo giorno di campagna elettorale in Grecia, che domenica, tra malcontento sociale e crisi economica, sceglie il suo nuovo governo.

Un voto marcato dalla disaffezione per i partiti, sotto accusa per la malagestione del dissesto, la corruzione, i troppi sacrifici imposti.

“I due principali partiti hanno indicato quale sarà il nostro futuro per molti anni a venire ed è una strada a senso unico per i Greci, con restrizioni sempre maggiori”, commenta l’agricoltore Kostas Georgiou, “Una strada verso il disastro e non verso la prosperità”.

“Perché dovrei votare?”, si chiede un pensionato, “Devo votare per quei ladri? Per l’amor di Dio! Potrei votare per un partito piccolo, ma non per i due più grandi. Di solito votavo Pasok, ora non lo farò”.

Il timore è l’astensione massiccia. I conservatori di Nea Demokratia corrono ai ripari con la tecnologia.

“Non riusciamo a parlare direttamente con loro. Non vogliono parlare con noi. Pensano tutti che i politici siano corrotti”, dice Panagiotis Haskos, candidato della Nea Demokratia, “Quindi la cosa più importante è avvicinare i giovani, stiamo cercando di coinvolgerli in questo modo”.

I conservatori, dati per vincenti nei sondaggi, non dovrebbero però averela maggioranza. Si profila quindi una coalizione obtorto collo con i socialisti del Pasok, che consenta di portare avanti la linea del rigore. Alle urne l’ardua sentenza.

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