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Francia, politica estera assente in campagna elettorale

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Francia, politica estera assente in campagna elettorale

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La politica estera è la grande assente di questa campagna elettorale francese. Abbordata nello stile di un mordi e fuggi dai due candidati, quando rientra nei dibattiti, riguarda l’economia e la crisi finaziaria.

Nicolas Sarkozy si è presentato insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel come garante del patto europeo che obbliga i Paesi dell’euro zona al pareggio di bilancio, evocando lo spettro Grecia.

Quale francese vuole la fine della Grecia, del Portogallo e della Spagna per la Francia?

Il presidente uscente ha cominciato a parlare di crescita verso la fine della campagna.
Dal canto suo François Hollande annuncia che se è eletto alll’Eliseo la prima cosa che farà sarà rinegoziare il trattato sulla disciplina di bilancio, per favorire proprio la crescita.

“L’Europa può essere la soluzione , a patto che non ci condanni a misure di austerità, soluzione cui ha optato il presidente uscente, insieme alla cancelliera tedesca”.

Favorevole a rinegoziare il trattato di Schengen, che ha abolito i controlli alle frontiere, Sarkozy ha parlato di flussi d’immigrati eccessivi negli ultimi giorni invadendo il campo della destra frontista francese.

L’Afghanistan mette d’accordo i due candidati, entrambi sono favorevoli a ritirare i propri soldati, Hollande vorrebbe farlo già a fine anno, fine 2013 è la scandenza che vorrebbe Sarkozy.

Per la Siria entrambi i candidati escludono l’opzione militare, Sarkozy è per l’attuazione di corridoi umanitari, Hollande è per il piano Annan da attuarsi subito, tra i punti del piano l’invio di aiuti in tutte le zone colpite dai combattimenti.

Sulla scena internazionale Sarkozy si muove quasi con dono di onnipresenza, su questo punto ha avuto gioco facile sull’avversario sottolineando l’inesperienza di Hollande.
I sostenitori di quest’ultimo hanno risposto: Obama aveva ancor meno esperienza quando è stato eletto alla Casa Bianca.

Didier Burnod, euronews:
In collegamento con noi Charles Bremner, corrispondente a Parigi del Times.

Bremner, lei segue la politica francese da tempo, ha seguito da vicno diverse elezioni presidenziali. Nel 2007, ha trovato il duello Royal-Sarkozy affascinante. Quali sono le sue impressioni generali di questa campagna?

Charles Bremner, corrispondente in Europa per il Times:
“È stata molto diversa, non c‘è stato fervore, effervescenza e neppure orientamento, le tematiche erano tutte molto confuse. Il candidato uscente, come ha sottolineato Hollande, ha cambiato tutte le settimane la tematica principale, François Hollande, dal canto suo ha una certa consistenza ma senza passione e d’energia”.

-Si tratta di una campagna che in generale non ha concesso molto spazio ai temi internazionali. Paradossale per un Paese che rivendica una leadership in Europa e nel mondo. Come quest’assenza è percepita a livello internazionale?

“Senza essere troppo critici, sembra che la campagna abbia voluto schivare i problemi con cui la Francia deve fare i conti, crisi economica e euro”.

-E per di più abbiamo un presidente uscente che è sttao uno degli attori principali della gestione della crisi della zona euro.
François Hollande non ha un’esperienza simile e comunque Sarkozy non si è avvolso di questo strumento. Perché secondo lei?

“L’ha fatto all’inizio della campagna, ha parlato di modello tedesco, a ben ricordare. MA h acambiato subito indirizzo perché non funzionava.
Non ha voluto urtare la sensibilità dei francesi, ha preferito altre tematiche, un po’ nazionaliste e tematiche che non rientrano veramente tra i problemi quotidiani dei francesi, parlo della carne halal e dell’ immigrazione”.

-Stando a un sondaggio, 2/3 dei francesi ritengono che Sarkozy ha un’influenza maggiore in Europa. È vero anche oltre i confini francesi?

“Penso di si, Nicolas Sarkozy lo conosciamo, sappiamo che è un leader forte, energico, ha 5 anni di esperienza alal guida della Francia. François Hollande non lo conosciamo, manca d’esperienza sul campo internazionale, resta un po’ un’incognita, per cui si preferisce immaginare che Sarkozy succeda a Sarkozy”.

-A qualche giorno dal secondo turno, questa convinzione non è cambiata?

“L’immagine è più limpida perché tutti noi abbiamo fatto il suo ritratto, abbiamo fatto interviste, spiegato da dove viene, origini , lui perô non ha detto tanto su quanto vuole fare. Punto che preoccupa i partner della Francia uin Europa.

-I media starnieri non sono stati degnati da candidati, in qualità di corrispondente di un quotidiano britannico come spiega quest’atteggiamento?”.

“All’inizio François Hollande era molto aperto, ci ha ricevuto 2, 3 volte in occasione di una colazione per parlare out of records , come si dice, ma era pieno di idee. Ma da qualche settimana siamo stati esclusi da entrambi.

Nicolas Sarkozy non è mai stato troppo espansivo con la stampa estera, ha concesso pochissime interviste dal 2007” .