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Austerità o crescita: il dilemma dell'Europa

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Austerità o crescita: il dilemma dell'Europa

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Austerità o crescita? Il dibattito ormai interessa tutta l’Europa. Perché nonostante le severe misure adottate ovunque per tentare di ridurre il debito pubblico, i risultati non sembrano arrivare.

In Spagna, mentre il Parlamento approvava il bilancio più austero dagli anni ’70, grazie ai voti del Partito Popolare al governo, il tasso di disoccupazione ha registrato un nuovo record.

“La politica d’austerità – sostiene il premier spagnolo Mariano Rajoy – non è la politica di Angela Merkel. È la politica dell’Unione europea, la politica dell’euro, la politica di un progetto di cui siamo tutti parte perché volontariamente l’abbiamo voluto”.

‘Austerità’ è la parola d’ordine. Ma i dubbi sulla disciplina del bilancio, che la Germania vede come l’unica via d’uscita alla crisi, crescono. Secondo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy la crescita deve diventare la priorità dei leader europei.

Anche il premier italiano Mario Monti, chiamato a rimettere in ordine le finanze dello Stato, ha chiesto che le politiche economiche di Bruxelles siano orientate alla crescita. “Le riforme strutturali in sé non porteranno mai la crescita perché se un Paese diventa più produttivo e competitivo ma non c‘è domanda interna o estera per i suoi prodotti, allora la sua crescita non si materializza. E infatti tutte le riforme strutturali e le misure per il risanamento di bilancio che stiamo mettendo in atto non sono altro che misure deflazionistiche e non creano crescita”.

La discussione si è accesa quando Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea ha chiesto che la strategia contro la crisi non si limiti alle misure di austerità. Secondo Draghi è giunto il momento per un patto di crescita.

Il dilemma valica i confini dell’Eurozona e interessa anche il Regno Unito, in recessione e con un tasso di disoccupazione record.

“Dobbiamo ribilanciare la nostra economia – ha detto in Parlamento il premier David Cameron -abbiamo bisogno di far crescere il settore privato. Servono più esportazioni e più investimenti. Si tratta di un compito arduo. Occorre che i tassi d’interesse restino bassi e dobbiamo fare tutto il possibile per promuovere la crescita, la competitività e l’occupazione nel nostro Paese”.

Ma il cancelliere tedesco Angela Merkel resta ferma sulle proprie posizioni: nessuna trattativa sull’accordo per la disciplina fiscale. Accordo invece che François Hollande, se domenica dovesse vincere il balottaggio per le presidenziali francesi, vorrebbe ridiscutere.