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Paesi bassi, tra manovra economica e nuove elezioni

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Paesi bassi, tra manovra economica e nuove elezioni

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L’estrema destra olandese, guidata dall’euroscettico Geert Wilder, guarda a nuove elezioni dopo aver provocato una crisi politica, togliendo sabato l’appoggio al governo di coalizione e costringendo alle dimissioni, ieri, il primo ministro Mark Rutte, al potere dall’ottobre dal 2010.

Alla base, le divergenze sulle misure di rigore per riportare il rapporto deficit-Pil sotto il 3 per cento, nel quadro del patto di stabilità atteso dalla Commissione europea per il 30 di aprile.

Oggi in parlamento, il premier dimissionario cercherà appoggi per l’imprescindibile manovra economica.

“Abbiamo bisogno di nuove elezioni il più presto possibile”, afferma Emile Roemer, capo del partito socialista, “l’attuale governo dovrà occuparsi del bilancio 2013”.

I mercati sono già in tensione e, senza un accordo, i Paesi bassi rischiano di perdere la tripla A.

Cavalcando l’onda del malcontento sociale, l’estrema destra cercherà di portare acqua al suo mulino, trasformando il voto ormai imminente in un test sull’Europa e sull’euro.