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La Spagna taglia contro la crisi. Terapia o suicidio?

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La Spagna taglia contro la crisi. Terapia o suicidio?

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La Spagna malata di deficit, se la prende sempre più con sanità e formazione. Vittime degli ultimi tagli approvati la scorsa settimana, soprattutto studenti e promessa elettorale di non far pagare la crisi ai pensionati: di 10 miliardi di euro l’iniezione con cui l’esecutivo Rajoy spera così di rianimare un’economia ancora in prognosi riservata.

“Riforme necessarie per centrare gli obiettivi di bilancio e compensare le mancate entrate”, la formula con cui la vicepresidente del governo Soraya Sáenz de Santamaría olia l’ennesimo giro di vite.

A dettare gli imperativi è la riduzione del deficit dall’8,5% al 5,3% a cui si è impegnato il governo Rajoy per il 2012.

La più importante fetta è quella che Madrid spera di ricavare dalla Sanità: risparmi per 7 miliardi di euro annui, che finiranno principalmente sul conto degli assistiti. Scalfito il totem della gratuità su cui posava lo stato assistenziale spagnolo, i pensionati si troveranno d’ora in poi a pagare il 10% dei medicinali. Portata dal 40% fino a un massimo del 60%, in base ai redditi, la quota invece a carico della popolazione attiva.

Altro pilastro su cui si abbatterà la scure dell’austerity è quello dell’istruzione pubblica. Classi più numerose e incremento del 50% delle tasse d’iscrizione all’università, le chiavi con cui il governo spera di recuperare 3 miliardi di euro all’anno.

Vero obiettivo dei tagli sono però le 17 regioni autonome del Paese: veri e propri buchi neri, da soli capaci di inghiottire oltre la metà della spesa pubblica spagnola.

Al crescente malanimo della politica locale si affianca poi quello che cova in parlamento. Una corrente che ormai esonda dai banchi dell’opposizione e che al governo rimprovera di strangolare il Paese, trascurando il capitolo
“crescita”.

Un’interpretazione che sembra trovare amaro conforto nelle recenti cifre della Banca centrale spagnola: la contrazione dell’economia registrata nell’ultimo trimestre dello scorso anno si conferma e si aggrava nel primo del 2012.

A schizzare è invece la disoccupazione. Più che raddoppiato dal 2008, il numero dei senza lavoro è in progressione esponenziale: oggi un 23%, destinato dalle stime a diventare 24,5% alla fine dell’anno e a sfondare il tetto del 26% nel 2013. Onda lunga di un terremoto, che scoppiato con la bolla immobiliare, ha travolto un modello economico e sociale ormai in piena crisi d’identità.