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Anomalia o tendenza? Radiografia del fenomeno Marine Le Pen

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Anomalia o tendenza? Radiografia del fenomeno Marine Le Pen

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Angela Merkel si dice “preoccupata”, Bruxelles grida al boom del populismo anti-europeo e la stampa di tutto il mondo parla di “fenomeno”. Ma “chi” e “che cosa” si nasconde dietro allo storico 17,9% che ha promosso Marine Le Pen a fenomeno ed ago della bilancia di queste presidenziali francesi?

“Sarkozy dice che si tratta di un voto in tempi di crisi. Di un voto di protesta – replica lei -. E invece no: è un voto d’adesione. Gli elettori che hanno votato per me sanno esattamente ciò di cui sono stufi e sanno altrettanto bene quello che vogliono”.

Prossimità nell’arco parlamentare e matematica delle migrazioni suggeriscono che una buona parte dei suoi elettori fossero prima fedeli all’UMP. Di due milioni, rispetto al 2007, l’emorragia di voti registrata dal partito di Sarkozy.

“Erano nostri elettori – dice un militante -. Qualsiasi ne sia la ragione, resta il fatto che li abbiamo perduti e dobbiamo recuperarli. Non con un gioco d’alleanze, ma con un discorso, un metodo e degli argomenti, che li riportino a Sarkozy”.

Nella Francia rurale, già tradizionalmente conservatrice, il boom dell’immigrazione agricola ha spianato la strada all’estrema destra di Marine Le Pen. L’argomento della sicurezza è lo stesso a suo tempo brandito da Sarkozy. Dopo tante promesse, molti considerano però sia arrivato il momento di passare ai fatti.

“Abbiamo aspettato cinque anni – dice un militante nella sede del Front National -. Ma alla fine non ha fatto nulla. Non vedo quindi perché ora dovrei dare il mio voto a Sarkozy”.

Principale bacino elettorale del Front National si sono però soprattutto rivelate le fabbriche. Con un consenso pari al 35%, Marine Le Pen ha qui staccato Hollande del 10% e ampliato il fossato che già da anni separa socialisti e classe operaia.

“Ci si può domandare se sia la classe operaia ad essersi spostata a destra, oppure se siano le nozioni di destra e sinistra ad esser cambiate – dice il sociologo Paul Bacot -. Alcune rivendicazioni in materia di garanzie sociali, economiche e di tutela dei diritti, che trenta o quaranta anni fa erano proprie della sinistra, vengono oggi piuttosto considerate come identificative di un pensiero di una destra, spaventata dal progresso, l’Europa e l’internazionalizzazione”.

Anche la forma gioca poi la sua parte. Modi disinvolti e parlare chiaro sono agli occhi di molti l’incarnazione di un’attitudine iconoclasta, con cui Marine Le Pen prenderebbe le distanze dal potere, per avvicinarsi al popolo.

“Quando si chiede agli elettori di Marine Le Pen perché hanno scelto lei – spiega il sondaggista Jean-Daniel Levy -, dicono che è anzitutto per la sua capacità di parlare chiaro. Di chiamare le cose con il loro nome ed esprimersi in termini che riflettono la loro vita e la loro esperienza di tutti i giorni”.

Inebriati dalla loro improvvisa importanza, gli arrabbiati francesi restano però diffidenti. Il timore è di esser sedotti e abbandonati, già all’indomani del secondo turno.