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L’Egitto annulla anticipatamente il contratto per le forniture di gas naturale a Israele, previste fin dagli accordi di pace del ’79 ed effettuate dal 2008 in ragione del 43 per cento del fabbisogno di Tel Aviv.

Molti egiziani del post Mubarak plaudono alla decisione odierna: “Questa è la cosa migliore che l’Egitto abbia fatto dalla rivoluzione del 25 gennaio”, afferma l’egiziano Hany Abd El Aziz, “Il vecchio regime avrebbe dovuto tagliare tutti i rapporti con Israele”.

“Si tratta di un passo che avremmo dovuto compiere molto tempo fa”, aggiunge Gaber Mohamed, “Gli egiziani stanno soffrendo per la mancanza di forniture di gas e stiamo vendendo a Israele a un prezzo molto basso”.

La decisione ha ragioni puramente commerciali: Tel Aviv, che dal canto suo ridimensiona l’accaduto, non avrebbe effettuato alcuni pagamenti né rispettato le clausole del contratto.

“D’ora in avanti le discussioni si concentreranno sul prezzo del gas, come sarebbe ragionevole”, commenta Eytan Sheshinski dell’Università di Gerusalemme, “Se però ci saranno discorsi del tipo: noi non riforniamo Israele in nessun caso, allora non si tratta di economia ma di politica”.

Le forniture egiziane a Israele sono fortemente diminuite nell’ultimo anno a causa dei frequenti sabotaggi terroristici al gasdotto del Sinai settentrionale.

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