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Bahrein: i giorni della collera contro "la formula 1 di sangue"

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Bahrein: i giorni della collera contro "la formula 1 di sangue"

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Il gran premio di formula uno non è ammissibile in un Paese dove vengono violati i diritti umani. E’ quanto pensano le migliaia di persone che in Bahrein protestano contro la dinastia sunnita.

I manifestanti, contrari alla competizione, che a differenza dell’anno scorso stavolta non è stata annullata, hanno proclamato i giorni di collera durante i quali intendono sfruttare l’attenzione dei media, che vengono tuttavia tenuti lontano dalle proteste. La chiamano “formula uno di sangue”.

Il patron della formula uno, Bernie Ecclestone, non ha voluto cancellare l’evento, spiegando che la decisione spetta alle autorità sportive locali e alla federazione automobilistica internazionale. E’ intervenuto anche il gruppo di hacker Anonymous violando il dominio della formula 1, per denunciare la tragica situazione dei diritti umani.

Bahrain: attivista, boicottate Formula 1

Euronews ha intervistato l’attivista e portavoce dell’opposizione in Bahrain, Hala Shehabi.

Ali Takach, euronews:
Quale sarà il vostro prossimo passo?

Hala Shehabi, attivista per i diritti umani in Bahrain:
Continueremo nella lotta. Le proteste di piazza non cesseranno di fare pressione sul governo, di chiedere legittimamente un parlamento eletto, un governo eletto e un primo ministro eletto, a chi è al potere da 41 anni.

euronews:
Perché avete scelto di protestare nei giorni della Formula 1?

Shehabi:
Perché la Formula 1 sostiene la famiglia reale. Sono loro che organizzano l’evento e sono anche i principali investitori. È dunque naturale che il Gran Premio divenga obiettivo per il movimento di protesta, specialmente in considerazione della presenza dei media nel Paese, dell’attenzione che viene data in questo momento al Bahrain.

euronews:
Qual è dunque il messaggio che volete che passi?

Shehabi:
Il messaggio è chiaro. Lottiamo per la libertà, per una più grande partecipazione e inclusione, per il rilascio dei prigionieri politici. Ci sono almeno 600 persone detenute in questo momento. Lottiamo perché la gente riottenga il proprio posto di lavoro, perché si ponga fine alla repressione delle proteste pacifiche con l’uso di gas lacrimogeni, di granate assordanti, di proiettili di gomma e, ancora più pericolosi, di pallini da caccia.

euronews:
Vuole dire qualcosa agli organizzatori e ai fan della Formula 1 nel mondo?

Shehabi:
Il messaggio è chiaro: non sostenete la famiglia reale che è responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Avete una responsabilità sul piano etico, non stiamo parlando di uno sport neutrale. Non è vero che non c‘è alcuna relazione tra sport e politica. Lo abbiamo visto in Sud Africa e Argentina, e lo vediamo in tutto il mondo, sfortunatamente, in diverse situazioni.

euronews:
Dopo la cancellazione della gara nel 2011, il governo del Bahrein è riuscito a convincere gli organizzatori ad andare avanti quest’anno perché la situazione è più calma. Cosa pensa di queste affermazioni?

Shehabi:
Penso che la loro decisione di andare avanti sia di natura puramente commerciale e dettata dall’interesse. Tutto ciò è molto evidente. È da un anno che chiediamo effettive e serie riforme, il governo ha avuto un anno per aprire il dialogo con l’opposizione e trovare una soluzione politica. Il messaggio al governo è quello di risolvere finalmente il conflitto politico. Questa è l’unica cosa che porterà stabilità e sicurezza a tutta la gente del Bahrain.