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Cancro alla prostata: la speranza negli ultrasuoni

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Cancro alla prostata: la speranza negli ultrasuoni

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Corrono sugli ultrasuoni le rinnovate speranze di ridurre drasticamente gli effetti collaterali delle terapie contro il cancro alla prostata.

La sperimentazione condotta allo University College Hospital di Londra sembra confermare sensibili passi avanti della cosiddetta “High Intensity Focused Ultrasound”.

Una volta individuato con l’ecografo il campo operatorio, la concentrazione mirata degli ultrasuoni consente di bruciare le cellule tumorali, senza lesionare i tessuti circostanti. L’applicabilità circoscritta alle fasi iniziali della malattia non sminuisce il traguardo.

“Credo si tratti di una vera e propria rivoluzione – dice l’urologo Mark Emberton che ha condotto i test -. Un po’ come il passaggio dalla mastectomia, l’asportazione di tutto il seno, a quella del semplice grumo tumorale, nel caso di un cancro al seno. Col tempo riusciremo a orientare gli ultrasuoni con sempre più precisione”.

Sperimentata già diversi anni fa a Lione come alternativa per pazienti non operabili, la terapia ultrasonica si rilancia oggi per la sua limitata invasività.

Assenza di incisione e mancato ricorso alla radioterapia sembrano ridurre drasticamente non solo i tempi della convalescenza, ma anche gli effetti collaterali.

Dei 41 pazienti sottoposti alle nuove sperimentazioni nessuno è stato soggetto all’usuale incontinenza che consegue all’intervento. Considerevole anche la riduzione del tasso d’impotenza, scesa al 10% del campione.

“L’intervento è stato semplicissimo – racconta uno dei pazienti -. Molto meno spiacevole e complessa che un’otturazione. E poi non ho sentito alcun dolore”.

Il traguardo di una certezza clinica è ancora lontano, ma i risultati britannici riaccendono speranze dei pazienti e incoraggiano la ricerca ad moltiplicare i test sulla terapia ultrasonica.