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Nucleare iraniano, si riapre la porta del dialogo

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Nucleare iraniano, si riapre la porta del dialogo

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A Istanbul, dopo 15 mesi di stallo, Teheran, Bruxelles e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, più la Germania, hanno deciso di riprendere le trattative sul delicato dossier del nucleare iraniano. La comune volontà di riaprire i negoziati rappresenta per gli osservatori un tassello
fondamentale nella ricerca di una via d’uscita al contenzioso aperto ormai da sette anni. Mancano pochi mesi all’entrata in vigore del blocco totale all’acquisto di petrolio iraniano da parte dei Ventisette, mentre Turchia e Sud Africa hanno già ridotto le ordinazioni di greggio.

Pressioni che non avevano finora ottenuto l’effetto voluto. Teheran ha continuato il proprio programma di arricchimento dell’uranio ribadendo abbia uno scopo civile: la produzione di elettricità e di atomi radioattivi per la cura del cancro. Una spiegazione vista con sospetto dalle potenze occidentali e da Israele, che temono le finalità militari di tale programma.

Le preoccupazioni si concentrano sulla centrale di Fordow entrata in funzione quest’anno e costruita in una ex base militare, nell’Iran centrale. Un impianto sotterraneo e dunque ben protetto da eventuali attacchi, secondo gli interlocutori occidentali.

Il rapporto dell’Agenzia atomica dell’Onu nel novembre 2011 fa scattare l’allarme e sbarra la strada a nuove trattative: per Teheran è un attacco politico ma il rischio che venga prodotta l’arma atomica è reale secondo l’Aiea.

Yukiya Amano. Direttore generale Aiea:
“Sono in possesso di questa informazione e devo mettere in guardia il mondo, questo è il mio compito
come Direttore generale”

Una rivelazione che spinge la diplomazia internazionale ad inasprire le sanzioni contro Teheran che continua a sbarrare la porta agli ispettori internazionali.

Catherine Ashton, Commissario Ue per la politica estera: “Discuteremo e applicheremo ulteriori sanzioni, in particolare dirette alla banca centrale iraniana e all’ importanzione del greggio, ma voglio sottolineare che sono tutti passi necessari ad indurre l’Iran a prendere in seria considerazione il ritorno al tavolo dei negoziati”.

L’embargo sul petrolio iraniano diretto in Europa scatterà in luglio, e gli Stati Uniti hanno annunciato ulteriori sanzioni per la fine di giugno. Decisioni che avranno un impatto diretto sull’economia del Paese basata sulla vendita del petrolio per oltre il 50%.

Nucleare iraniano: a Istanbul le basi per i futuri negoziati

A Istanbul, in Turchia, i negoziati tra il gruppo “5+1” e l’Iran sul nucleare iraniano si sono conclusi in un modo definito costruttivo e positivo. Facciamo il punto con Houshang Hassn-Yari, professore di Relazioni Internazionali e studi militari strategici al Royal Military College of Canada.

Farhad Salmanian, euronews: “L’Iran ha insistito sul fatto che non fermerà in alcun modo l’arricchimento dell’uranio nell’ambito del programma nucleare ma il ministro degli Esteri iraniano ha anche detto – a conclusione dei colloqui – che non lasceranno che i negoziati arrivino a un punto morto. Come possono stare insieme queste due affermazioni?”

Houshang Hassn-Yari: “Dobbiamo capire cosa intende l’Iran quando dice di non volere che i negoziati arrivino a un punto morto. Se questo significa fine dell’arricchimento dell’uranio, allora questo è un passo positivo dal punto di vista del gurppo “5+1” e può, in un certo senso, essere l’inizio di un processo di creazione di un clima di fiducia tra le due parti”.

euronews: “L’Iran è entrato in un nuova tornata di negoziati. Questo può essere percepito come una sorta di impegno da parte del Paese nel risolvere una volta per tutte il problema del suo programma nucleare?”

Houshang Hassn-Yari: “Non necessariamente, poiché l’Iran ha sempre preso parte a questi negoziati ma poi si è ritirato in momenti cruciali. Dunque, dovremmo vedere se i prossimi colloqui, a Bagdad, saranno fruttuosi oppure no”.

euronews: “Possiamo affermare che il processo di creazione di un clima di fiducia è iniziato?”

Houshang Hassn-Yari: “Di certo può essere il primo passo, in un lungo cammino. Prima della conferenza di Istanbul, l’Iran aveva annunciato di stare proponendo nuove vie per uscire dall’impasse e, ovviamente, le osservazioni della Signora Ashton riguardo ai negoziati – ossia che sono stati costruttivi e utili – rappresentano in un certo senso l’avallo della valutazione espressa dal negoziatore iraniano Saeed Jalili”.

euronews: “Il premier israeliano ha espresso rammarico per la tempistica della seconda tornata di negoziati a Bagdad in programma tra cinque settimane. Perché questa impazienza?”

Houshang Hassn-Yari: “Israele ha sempre voluto una sospensione del programma nucleare iraniano, in particolare una fine del processo di arricchimento dell’uranio poiché Israele lo considera come una minaccia alla sua esistenza. Dunque, Netanyahu nei mesi scorsi ha cercato di agire in modo da creare una maggiore pressione sull’Iran attraverso sanzioni e fare volgere la situazione in un modo tale da raggiungere un consenso globale, se necessario, per attaccare l’Iran”.

euronews: “Il ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha detto che entro cinque settimane i rappresentanti del capo della diplomazia europea Catherine Ashton e l’Iran dovrebbero preparare una tabella di marcia, cosa pensa a questo proposito?”

Houshang Hassn-Yari: “I negoziati di Istanbul sono stati una base per ulteriori negoziati, dunque, avvicinandosi ai negoziati di Bagdad le due parti dovrebbero raggiungere un accordo su un quadro che possa portare a un progresso e stabilire se questi negoziati siano costruttivi o no”.